DCCLX

Anno diCristo DCCLX. Indizione XIII.
Paolo I papa 4.
Costantino Copronimo imperadore 41 e 20.
Leone IV imperadore 10.
Desiderio re 4.
Adelgiso re 2.

Fu scritta in quest'anno la lettera vigesima prima del Codice Carolino da papa Paolo al re Pippino. In essa gli significa, essere convenuto fra Desiderio re de' Longobardi, e Remedio ed Autario duca, inviati d'esso re Pippino, che per totum instantem aprilem mensis istius XIII, Indictione dell'anno presente, il suddetto renderebbe a s. Pietro tutte le giustizie, cioè i patrimonii, i diritti, i luoghi, confini e territorii diversarum civitatum nostrarum reipublicae Romanorum. Aggiugne, che una parte già n'era restituita, e che il re longobardo faceva in breve sperare il restante. In questo medesimo anno vo io conghietturando che sia scritto la lettera vigesima sesta del Codice Carolino, riferita all'anno 757 dal Cointe e dal padre Pagi. Quivi papa Paolo fa sapere al re Pippino che il re Desiderio nell'autunno precedente per sua divozione era venuto a Roma, e che parlando seco, restò conchiuso d'inviare i messi del medesimo re con quei del re Pippino per diverse città affin di liquidare le giustizie della Chiesa romana, mostrandosi egli pronto alla restituzione di tutto. Soggiugne che in fatti questa si era effettuata nei ducato di Benevento e nella Toscana, e che si era dietro a fare lo stesso nel ducato di Spoleti e negli altri luoghi dove occorreva: il che fa sempre più intendere che sotto nome di giustizia venivano beni patrimoniali ed allodiali, e non già luoghi giurisdizionali. Ringrazia inoltre il re Pippino, perchè abbia raccomandato al re Desiderio di forzare i re di Napoli e di Gaeta (non già che questi portassero il titolo di re, ma perchè erano duchi di somma autorità indipendenti dal regno longobardico, sottoposti nondimeno ai greci imperadori) a forzarli, dissi, a rendere anch'essi i patrimonii esistenti sotto il loro distretto, ed usurpati in addietro alla Chiesa di Roma, siccome ancora ad inviare i lor vescovi eletti a Roma per esser ivi consecrati; e non già, come si può conghietturare fatto in addietro a Costantinopoli, cercando que' patriarchi coll'autorità dell'eretico Augusto di dilatare le lor fimbrie in pregiudizio della santa Sede romana. Vedemmo di sopra all'anno 758, che il re Desiderio avea preso e cacciato in prigione Alboino duca di Spoleti, perchè reo di ribellione al suo regno. Il catalogo posto avanti alla Cronica del monistero di Farfa [Rer. Italic., P. II, tom. II.] ci fa vedere in quest'anno sostituito in suo luogo il duca Gisolfo. Ma forse ciò avvenne nell'anno precedente, trovandosi fra le carte del monistero medesimo una scritta anno II Gisulfi. Actum in marsis mense januario Indictione XIIII, cioè nel gennaio dell'anno seguente, in cui correva l'anno secondo del suo ducato. Ci fanno anche intendere queste note che il paese di Marsi formava allora una porzione del ducato medesimo.


DCCLXI

Anno diCristo DCCLXI. Indizione XIV.
Paolo I papa 5.
Costantino Copronimo imperadore 42 e 21.
Leone IV imperadore 11.
Desiderio re 5.
Adelgiso re 3.

Sembra che fossero già quetati tutti i litigii fra il pontefice Paolo I e Desiderio re de' Longobardi, e dall'una e dall'altra parte seguita la restituzione dei patrimonii e d'altri diritti. Ma non si provava già la stessa quiete e pace dalla parte de' Greci, a' quali stava nel cuore la doglia del perduto esarcato, e la brama di ricuperarlo. Perciò probabilmente appartiene all'anno presente la lettera ventottesima del Codice Carolino, con cui esso papa notifica al re Pippino, patrizio de' Romani, d'essergli stata inviata da Sergio arcivescovo di Ravenna una lettera scritta da Leone ministro imperiale alla provincia di Ravenna, con esortar que' popoli a tornare sotto l'ubbidienza dell'imperador suo padrone. Però prega esso re dei Franchi di voler ordinare al re Desiderio, che, occorrendo il bisogno, porga aiuto alle città di Ravenna e della Pentapoli, per resistere ai tentativi dei Greci. Parimente nell'epistola trentesima, che pare scritta in questo medesimo anno dal suddetto papa, si legge aver Pippino raccomandato ad esso pontefice di camminar con buona concordia e pace col re Desiderio: il che promette lo stesso pontefice di fare, ogni qualvolta Desiderio continui nell'amore e nella buona fede promessa verso la Sede apostolica. Anzi soggiugne, essere già stabilito che segua un abboccamento fra di loro in Ravenna, per trattare d'affari utili alla Chiesa, e delle maniere di opporsi alle malizie de' Greci, più che mai ansanti di ricuperar quella contrada. Se seguisse poi di fatto questo abboccamento, noi nol sappiamo. Truovansi replicati questi sentimenti nell'epistola trentesimaterza del medesimo papa Paolo. Riferisce in quest'anno il cardinal Baronio una Bolla del soprammentovato papa Paolo, conceduta al monistero da lui fondato in onore di s. Stefano I papa e martire, e di san Silvestro papa, il cui corpo si dice trasferito colà: notizia che non s'accorda colla Bolla primordiale della badia nonantolana, di cui fu fatta menzione all'anno 755. Le note cronologiche son queste: Datum IV nonas junii, imperante domino Constantino Augusto, a Deo coronato magno imperatore, anno quadragesimoprimo, ex quo cum patre regnare coepit, et post consulatum ejus anno vicesimoprimo, indictione decimaquarta. Se crediamo al padre Pagi, si ha da scrivere anno quadragesimoprimo, et post consulatum ejus anno XX. Ma potrebbe anche darsi che l'errore fosse non già in quella Bolla, ma bensì nei conti del padre Pagi. E noi intanto miriamo continuarsi ne' pubblici documenti romani la menzione dell'imperadore: il che soleva essere indizio della continuata sovranità.


DCCLXII