DCCCXXX

Anno diCristo DCCCXXX. Indizione VIII.
Gregorio IV papa 4.
Lodovico Pio imperad. 17.
Lottario imperadore e re di Italia 11 e 8.

Scoppiarono finalmente in quest'anno le mine formate contra dell'imperador Lodovico dai malcontenti, e, quel che fa più orrore, da' suoi stessi figliuoli, cioè da Lottario, Pippino e Lodovico [Anonymus, in Vit. Ludov. Pii. Theganus, de Gest. Ludovici Pii, cap. 36.]. Bernardo duca della Settimania, divenuto lo arbitro e padron della corte, se vogliam credere a Pascasio Ratberto [Paschasius Ratbertus, in Vit. Wallae Ab., lib. 2, cap. 28.], l'aveva tutta sconvolta, e la facea da tiranno; e può essere che non pochi disordini succedessero a cagione della di lui prepotenza. Ma questo non bastò. Si fece correre anche voce che egli mantenesse pratica disonesta coll'imperadrice Giuditta, fino a dire che il principe Carlo, ultimo genito dell'imperadore, a lui doveva i suoi natali. Ratberto su questo si scalda, e francamente spaccia per vero tutto quanto era apposto ad esso Bernardo, con dargli il nome di amissarius (o pure, come par più credibile, di emissarius) qui cuncta reliquit honesta. Avrebbe avuta pena il buon monaco a recar buone pruove di questa imputazione; e certo non conveniva mai ad un par suo il parlare così. Mossesi l'imperador [Annales Francor. Bertiniani.] sul principio della quaresima coll'esercito per passare ostilmente contro ai popoli della minore Bretagna sempre tumultuanti. Era la stagion fredda, fangose le strade, disastroso il cammino. Si prevalsero i nobili congiurati di questa occasione per distrarre l'armata dall'ubbidienza dovuta al sovrano, di modo che la maggior parte delle milizie, tornatasene indietro, venne a Parigi; ed eglino intanto fecero sapere a Lottario che accorresse colà dall'Italia, e a Pippino di venir dall'Aquitania, perchè il tempo era questo di deporre il padre, di levar dal trono la creduta impudica Giuditta Augusta, e dal mondo il decantato adultero Bernardo, come sovvertitore del regno. Se potesse servire di scusa a Lottario il sapere che i migliori e più assennati tra' Franzesi non poteano sofferire lo stato della corte imperiale d'allora: certo questa scusa non gli mancò. Ma nel tribunal di Dio, e neppure in quello degli uomini, non avrà mai peso una scusa sì fatta. Pervenuto allo orecchio dell'imperador Lodovico il suono dell'insorta tempesta, preveduta in parte per l'abbandono seguito delle soldatesche, mandò a Laon in monistero la Augusta sua moglie; permise a Bernardo di ritirarsi a Barcellona, se pur questi non prese da sè stesso e dalla sua paura un tal consiglio; ed esso imperadore sen venne a Compiegne. Colà corse il re di Aquitania Pippino suo figliuolo, accompagnato da una gran folla di popolo; e secondo il concerto fatto per via di lettere con Lottario Augusto suo fratello, levò al padre il comando. Presa poi l'imperadrice Giuditta dal monistero di Laon, la mandò a quello di Poitiers, ed ivi per forza la costrinsero a prendere l'abito monastico. Per forza ancora cacciarono in monistero i due fratelli d'essa Augusta Corrado e Ridolfo. Alla serie di queste abbominevoli vicende, secondo Pascasio Ratberto, pare che intervenisse Lodovico re di Baviera, altro figliuolo dell'imperadore; ma è ben certo che Lottario Augusto dopo l'ottava di Pasqua arrivò a Compiegne, e fece cavar gli occhi ad Eriberto fratello di Bernardo duca, giacchè non potè aver nelle mani Bernardo stesso. Fu approvato da Lottario tutto quanto fin qui aveva operato Pippino; e trattò ben egli rispettosamente il padre, ma tendeva ogni mira de' figliuoli ad indurlo ad assumere la tonsura monastica in qualche monistero. Prima ancora che Giuditta prendesse il sacro velo, adoperarono lei stessa per persuadergli questa ritirata; ed in fatti gli parlò essa in segreto, ma senza sapersi s'ella mantenesse la parola data. Lodovico prese tempo per pensare a sì gran risoluzione, ed intanto, poco fidandosi dei Franzesi, segretamente cominciò dei maneggi coi Tedeschi. Per voglia di metter fine in qualche maniera a tante turbolenze, fu destinata una dieta a Nimega. Il concorso di chi era in favore dell'imperador Lodovico si scoprì maggiore di quel che si credeva, di maniera che la contraria fazione, come disperata, ricorse la notte a Lottario per esortarlo o a decidere col ferro la contesa o a ritirarsi. Informatone Lodovico, fece venire a sè nella mattina seguente il figliuolo Lottario, al dispetto di chi il consigliava di non andarvi, e con una parlata da padre si studiò di fargli conoscere il suo dovere. Intanto il popolo temendo chi per Lodovico e chi per Lottario, furiosamente diedero di piglio all'armi; e ne sarebbe venuto gran male, se i due Augusti non si fossero fatti vedere a tutti in forma di concordia: il che servì a quetar tutto quel pazzo movimento. E perciocchè oramai senza misura prevaleva la fazione dell'Augusto Lodovico, egli ricuperò il comando; e successivamente ordinata fu la cattura de' principali fra' congiurati, e d'essi formato il processo. Fra questi si trovarono Ilduino abbate di s. Dionisio in Parigi e di altri monisteri, che godeva anche la riguardevol carica di cappellano della corte, Elisacaro abbate di Centulae, Walla abbate della vecchia Corbeia, di cui abbiamo parlato di sopra. Questi abbati cortigiani ci vengono descritti per santi; ma certo, che che ne dica Pascasio Ratberto ad acquistar loro il credito della santità, niuno dirà che concorresse l'aver eglino avuta mano in questi imbrogli, e tenuto il partito de' figliuoli contra di un padre. Lottario Augusto giurò allora fedeltà al genitore; e Lodovico re di Baviera, intervenuto alla dieta suddetta, aiutò, per quanto potè, la causa del medesimo suo padre Augusto. E ciò perchè non meno a lui che a Pippino suo fratello segretamente esso Lodovico Pio diede intenzione di accrescere la lor porzione di stati. Può essere che in quest'anno accadesse ciò che narra il Dandolo [Dandul., Chronic., tom. 12 Rer. Italic.], cioè che Obelerio, già doge deposto di Venezia, se ne tornò furtivamente a casa, e si fece forte nell'isola appellata Vigilia. Accorse incontanente Giovanni doge regnante coll'esercito, e lo assediò in quell'isola. Avvenne che quei di Malamocco, perchè Obelerio era di nascita loro concittadino, passarono al campo di lui, con abbandonar Giovanni. Allora Giovanni, lasciata stare Vigilia, passò contra di Malamocco, e dopo avere espugnato quel luogo e datolo alle fiamme, tornò contra d'Obelerio, ed avutolo finalmente nelle mani, se ne assicurò con fargli tagliare la testa.


DCCCXXXI

Anno diCristo DCCCXXXI. Indiz. IX.
Gregorio IV papa 5.
Lodovico Pio imperadore 18.
Lottario imperadore e re di Italia 12 e 9.

Secondo gli Annali bertiniani [Annales Franc. Bertin. et Metens.], sul principio di febbraio dell'anno presente fu in Aquisgrana tenuta una general dieta, dove si presero le risoluzioni convenienti intorno a coloro che aveano cospirato contro di Lodovico Pio. Furono tutti concordemente giudicati incorsi nella pena della testa. Ma il buon imperadore volle che la clemenza andasse innanzi alla giustizia, con decretare ai laici il farsi monaci, e ai monaci la relegazione in qualche monistero. Cadde questo lieve gastigo sopra i tre abbati suddetti Ilduino, Elisacaro e Walla. Jesse vescovo di Amiens fu deposto. Altri vescovi ed ecclesiastici spontaneamente elessero l'esilio con fuggire in Italia, e ricoverarsi sotto la protezion di Lottario. Vi restava da decidere il punto dell'imperadrice Giuditta. Sopra di ciò era stato consultato il sommo pontefice Gregorio, e la sentenza sua fu che si avesse per nulla ed insussistente la di lei monacazione, e concordi colla santa sede andarono i vescovi di Francia. Però, come scrive Tegano [Theganus, de Gest. Ludovici Pii, cap. 37.], jubente Gregorio romano pontifice cum aliorum episcoporum justo judicio ella sen venne ad Aquisgrana con riassumere gli abiti secolareschi; ma prima le fu prescritto di purgarsi dagli apposti reati. Il che si fece secondo i biasimevoli riti di que' tempi, cioè con esibirsi un campion d'essa pronto a provare la di lei innocenza col duello. E posciachè non comparve accusatore alcuno, fu accettato il di lei giuramento per pruova bastevole della sua onestà. Dopo di che Pippino e Lodovico figliuoli dell'imperadore, lieti per l'accrescimento fatto a' loro domini, ebbero licenza di andarsene l'uno in Aquitania, l'altro in Baviera. Lottario solo si trovò deluso in mezzo alle sue grandi idee e speranze [Nithardus, Hist. lib. 1.], perciocchè gli convenne contentarsi della sola Italia, con giurare inoltre di non far da lì innanzi novità nella monarchia contro la volontà del padre. A lui più che ad altri era attribuita l'origine e continuazione di sì brutti sconcerti. E cercarono anche di profittarne i suddetti suoi due fratelli, col cominciar cadauno a far broglio per ottenere il primato, cioè il titolo imperiale dopo la morte del padre; ma per questo conto ritrovarono una forte opposizione nei ministri della corte paterna. La verità nondimeno è che Lodovico Pio non trattò sempre da lì innanzi Lottario come collega nell'imperio. Tennesi poi un'altra dieta in Ingeleim sul principio del seguente maggio, dove comparve ancora esso Lottario Augusto, che fu onorevolmente accolto dal padre; ma fra poco ebbe ordine di tornarsene in Italia, perchè non poca apprensione dovea dare a Lodovico lo spirito imbroglione di questo suo figliuolo. Quivi il clementissimo Augusto fece grazia a molti degli esiliati, permettendo ad alcuni di ritornarsene alle lor case, e ad altri anche il rivenire alla corte. In un'altra dieta, che fu nell'autunno seguente tenuta a Tionvilla, si vide comparire Bernardo duca di Settimania, quel medesimo, per cui tanto rumore s'era sollevato nell'anno addietro. Anch'egli si esibì pronto a provar coll'armi le calunniose voci sparse contra di lui; e non essendosi trovato chi si sentisse voglia di prendere questa briga, si venne al giuramento, per cui, nel tribunale del mondo, egli restò bastantemente giustificato. Assisterono a questa dieta due figliuoli dell'imperadore, cioè Lottario e Lodovico, e di poi se ne andarono. Ma non v'intervenne già il re Pippino. Aspettollo un pezzo il padre, e non veggendolo venire, mandò gente apposta a chiamarlo. Promise Pippino di andarvi, e finalmente sol pochi dì prima del santo natale si presentò all'Augusto genitore, che, a cagion della disubbidienza sua, lo accolse assai freddamente, ed anche lo sgridò. Se ne impazientò il giovine principe, e nel dì 27 di dicembre, senza dire addio ad alcuno, se ne fuggì frettolosamente verso l'Aquitania. E tali erano i portamenti de' figliuoli verso l'infelice Lodovico imperadore lor padre, che declinarono anche in peggio, siccome vedremo. Abbiamo dalla Cronica arabica [P. II, tom. 2 Rer. Ital.], tratta dal codice di Cambridge e da me ristampata, che in quest'anno riuscì ai Saraceni, dopo aver già fissato il piede in Sicilia, d'impadronirsi della città di Messina. Teodoto patrizio, che per l'imperadore greco, il meglio che poteva, andava contrastando e difficultando le conquiste di quegl'infedeli, restò da loro ucciso in qualche mischia.


DCCCXXXII