Dopo tanta opposizione fatta fin qui da Diopoldo conte tedesco a papa Innocenzo III in Puglia, costui finalmente cercò di rimettersi in grazia d'esso pontefice [Richardus de S. Germano.], con promettergli una totale ubbidienza e sommissione, e specialmente per gli affari del governo del regno di Sicilia. Fu dunque chiamato a Roma, ed ottenuta che ebbe l'assoluzion dalle scomuniche, con licenza del sommo pontefice se ne tornò a Salerno. Sperava Innocenzo col braccio di questo ministro di ristabilir la pace, e insieme la sua autorità nella corte reale di Palermo. Passò infatti Diopoldo, secondo l'Anonimo Casinense [Anonymus Casinens., in Chron.], in quest'anno, oppure, come ha Riccardo da san Germano, nell'anno seguente in Sicilia; e tanto si adoperò con Guglielmo Capperone, che l'indusse a consegnare il giovinetto re Federigo nelle mani del cardinale legato. Ma Diopoldo si trovò ben presto tradito. Fu sparsa voce ch'egli con sì belle apparenze era dietro ad impossessarsi del re, e ad atterrare lo stesso Capperone e Gualtieri gran cancelliere, che cozzavano da gran tempo fra loro. Fondata, o immaginata che si fosse dai malevoli una tal diceria, la verità è che, avendo Diopoldo preparato un convito per solennizzare la pace fatta, contra di lui fu svegliata una sedizione, in cui preso, egli andò a far delle meditazioni in prigione. Ma non vi si fermò molto, perchè ebbe chi Io aiutò a fuggire; e fortunatamente uscito di Palermo, si ricoverò di nuovo a Salerno. Allora il gran cancelliere giunse ad aver in suo potere il re Federigo. Circa questi tempi Bonifazio marchese di Monferrato fu coronato re di Tessalia; ed abbiamo dal Continuatore di Caffaro [Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.] che in Genova furono armate quattro galee per condurre a Costantinopoli una figliuola d'esso marchese, destinata in moglie ad Arrigo di Fiandra, nuovo imperador latino in quelle parti. Proseguiva con calore l'astio e la guerra fra i due competitori nel regno germanico, cioè tra Filippo di Suevia e Ottone estense-guelfo [Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron.]. Ebbe una rotta in quest'anno il re Ottone: il che indusse il popolo di Colonia ad accomodarsi col re Filippo. Trovossi allora Ottone a mal termine, e, portatosi a Brunsvich, dopo aver dato buon sesto a' suoi affari, passò in Inghilterra a chiedere soccorso al re Giovanni suo zio, e vi fu ricevuto con grande onore sì dal re, come da tutti i baroni. Dopo esservisi trattenuto per qualche tempo, se ne tornò in Germania, portando seco un gagliardo rinforzo di danaro. Verso questi tempi i nobili, che soli governavano Brescia [Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], vennero fra loro alle mani, e si sparse molto sangue: il che fu cagione che fu richiamata in città quella plebe che n'era stata cacciata. Ma poca durata in quella sconvolta città ebbe la pace. Sorse Alberto conte di Casalalto, che aspirava al comando sopra gli altri, e si venne all'armi. Coi suoi aderenti fu forzato a fuggirsene dalla città, e continuò dipoi la guerra civile. Essendo mancato di vita in questo anno Filippo arcivescovo di Milano, in luogo suo venne eletto Uberto da Pirovano, il quale, secondo le pruove addotte dal signor Sassi [Saxius, in Not. ad Sigon., de Regno Ital.], fu insieme cardinale della santa romana Chiesa. Terminò ancora i suoi giorni Alberto arcivescovo di Ravenna, ed ebbe per successore Egidio vescovo di Modena [Annal. Veter. Mutin., tom, 11 Rer. Ital. Rubens, Hist. Ravenn., lib. 6.]. Entrò in quest'anno la discordia anche nella città di Verona. Bonifazio conte, figliuolo di Sauro conte di San Bonifazio, che era chiamato conte di Verona, non già perchè la governasse allora, ma perchè era discendente dagli antichi conti, o, vogliam dire, governatori perpetui di quella città, siccome del partito de' Guelfi, ebbe controversie [Paris. de Cereta, Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.] coi Monticoli, ossia Montecchi, potenti cittadini di Verona, di partito contrario. Nel di 14 di maggio venute alle mani queste due fazioni, seguì un fiero conflitto; e soccombendo i Monticoli, si sottrassero colla fuga al pericolo di peggio. Furono in questa occasione bruciate le case loro, le botteghe de' mercatanti e le case dei nobili dalla Carcere e di Lendenara.
MCCVII
| Anno di | Cristo MCCVII. Indizione X. |
| Innocenzo III papa 10. | |
| Vacante l'imperio. |
Era in grande auge di gloria e di potenza Bonifazio marchese di Monferrato, perchè re di un bel regno, cioè di Salonichi e della Tessalia. All'udire [Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.] che i Saraceni aveano assediata Satalia, benchè non di sua giurisdizione, non potè contenersi il suo valore dall'accorrere in aiuto de' cristiani. Ma, venuto a battaglia con quegl'infedeli, ferito da una saetta avvelenata, diede gloriosamente fine alla sua vita. Restarono di lui due figliuoli maschi, Guglielmo, che fu marchese di Monferrato, e Demetrio, a cui toccò la corona del regno tessalico. Soggiornava in Salerno il conte Diopoldo [Anonymus Casinens., in Chron. Richardus de S. Germano.], mal soddisfatto de' suoi emuli che governavano la Sicilia, e probabilmente anche della corte di Roma. Insorsero dissapori fra lui e i Napoletani, e si venne a decidere col ferro la loro contesa. Rimasero disfatti i Napoletani, con gravissima loro perdita di gente. Fra gli altri prigioni vi restò Giffredo da Montefuscolo, che era loro generale. Essendo prevaluta in Verona la fazione de' Guelfi, per fortificarla maggiormente si studiarono essi di avere per loro podestà in quest'anno Azzo VI marchese d'Este: uffizio ben volentieri accettato da lui, perchè l'andare per podestà nelle città libere d'allora si chiamava andare in signoria, cioè andar a fare il principe in quelle città [Roland., lib. 1, cap. 9. Gerard. Maurisius, tom. 8 Rer. Ital.]. Unitosi dunque col conte Bonifazio da San Bonifazio, nobile e potente signore tanto in Verona che nel suo distretto, cominciò il marchese ad esercitar con vigore il suo governo. Ma i Montecchi esiliati, ai quali troppo dispiaceva la patita depressione, collegatisi col marchese Bonifazio d Este, zio d'esso Azzo, e alieno da lui per liti civili, e con Eccelino da Onara, padre del crudele Eccelino, e non già del conte Bonifazio da San Bonifazio, come per qualche errore de' copisti si legge nella Cronica di Parisio da Cereta [Parisius de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Italic.], furtivamente introdotti una notte in Verona, costrinsero il marchese Azzo ad abbandonar la città. Allora fu che anche Salinguerra, capo de' Ghibellini in Ferrara, scopertosi intrinseco amico di Eccelino, cacciò da quella città tutti gli aderenti del marchese Azzo, e senza lasciar più luogo a lui, cominciò a farla da signore di Ferrara. Ma che non andasse impunita l'insolenza di costoro, lo vedremo all'anno seguente. Ritirossi il marchese alla terra della Badia, e negli altri suoi Stati, dove attese a far gente. Parla di questo fatto anche la Cronica Estense [Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], con aggiugnere che Salinguerra prese in quest'anno ai Ravennati la grossa terra d'Argenta, e, consegnatala alle fiamme, se ne tornò trionfalmente a Ferrara con assaissimi prigioni. Fin l'anno addietro papa Innocenzo III, che vedea in gran declinazione gli affari del re Ottone in Germania, ricevute che ebbe lettere di gran sommessione dal re Filippo [Arnold. Lubec., lib. 7, cap. 6.], siccome personaggio provveduto di una buona bussola per sapere con vantaggio navigare secondo i venti, cominciò a parlar dolce con esso Filippo; e, spediti in quest'anno in Germania due cardinali legati, diede ordine che si trattasse di pace. V'ha chi scrive [Abbas Urspergens., in Chron.] essersi questa conchiusa con obbligarsi il re Filippo di dare una sua figliuola per moglie al re Ottone col ducato della Suevia. Altri niegano che seguisse accordo alcuno; e giacchè non si potè ottener altro, i legati stabilirono una tregua d'un anno, e fecero depor l'armi a Filippo. Ciò non ostante [Arnol. Lubec., Chron., lib. 7, cap. 6. Albert. Stad., ad annum 1207.], papa Innocenzo diede mano ad un accomodamento proprio con Filippo, disposto a dargli la corona dell'imperio, tuttochè avesse già riconosciuto Ottone per legittimo re de' Romani. Racconta Corrado abbate Urspergense d'avere inteso da persone veridiche che Filippo si guadagnò l'animo del pontefice colla promessa di concedere in moglie a Riccardo fratello d'esso papa, già fatto conte, una sua figliuola, e di dargli in dote la Toscana, Spoleti e la marca d'Ancona. Probabilmente queste furono dicerie de' fautori del re Ottone, oppure di coloro che facilmente fanno gl'interpreti de' gabinetti de' principi. Per altro non dimenticò mai questo pontefice, in mezzo ai pubblici affari, i privati della propria casa. Sparsasi poi per l'Italia la nuova del favorevol ascendente del re Filippo, non perde tempo Azzo VI marchese d'Este ad inviar deputati in Germania, per ottener la conferma delle appellazioni della marca di Verona, cioè di Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Trento, Feltre e Belluno, e l'investitura di cinque ville poste nel territorio di Vicenza, per sè e per la principessa Alisia sua moglie. Leggonsi questi due diplomi, spediti in Argentina XIV kalendas julii, nelle Antichità Estensi [Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Un altro diploma, con cui Filippo concede in feudo a Tommaso conte di Savoia nel dì primo di giugno alcune castella, mentre stava in Basilea, si legge presso il Guichenon [Guichenon, Histoire de la Mais. de Savoye, tom. 3.].
MCCVIII
| Anno di | Cristo MCCVIII. Indizione XI. |
| Innocenzo III papa 11. | |
| Vacante l'imperio. |
Già il tutto era disposto per la riconciliazione ed esaltazione del re Filippo; già avea egli spedito i suoi ambasciatori a papa Innocenzo III per la confermazione dei capitoli accordati coi legati apostolici: quando un funesto accidente scompigliò e rovesciò tutti questi disegni [Arnold. Lubecensis, lib. 7, cap. 14. Otto de S. Blasio. Abbas Urspergens. Godefridus Monachus.]. Soggiornava il re Filippo in Bamberga, raunando un potente esercito contra del re Ottone, oppur contra di Waldemaro re di Danimarca, collegato d'esso Ottone. Trovandosi alla sua corte Ottone palatino conte di Witelspach, uomo facinoroso, sdegnato con esso Filippo per alcune cagioni, e specialmente per non aver potuto impetrare da lui in moglie Cunigonda di lui figliuola, benchè ne fossero seguiti gli sponsali o le promesse: nel giorno in cui s'era Filippo fatto salassare ad amendue le braccia, chiese udienza per parlargli. Ammesso nella camera del re, sguainato il ferro, con un sol colpo vibrato alla testa, lo stese morto a terra. Sbrigato poi con altri colpi da chi voleva arrestarlo, e salito co' suoi nei preparati cavalli, felicemente si mise in salvo. Quest'orrido eccesso, commesso nel dì 21 di giugno, oppure nel seguente, si tirò dietro la detestazione di tutti, e massimamente del re Ottone, che nulla ebbe che fare nella risoluzion presa da questo assassino. Tornò bensì in vantaggio di esso Ottone l'altrui iniquità; perciocchè, tenuta una dieta ad Alberstad, quivi con unanime consenso dei principi fu di nuovo eletto re de' Romani e di Germania. Poscia in un altro più solenne parlamento congregato in Francoforte nella festa di san Martino, non solamente ricevette le regali insegne, ma conchiuse ancora un altro importante affare, cioè di prendere in moglie Beatrice figliuola dell'ucciso re Filippo, la quale gli portò poi in dote trecento cinquanta castella, e gli altri allodiali della casa di Suevia, quasichè per nulla si contasse allora Federigo II re di Sicilia, nipote d'esso Filippo. Così per tutta la Germania rifiorì la pace e la tranquillità; e papa Innocenzo, dopo aver detestato l'assassinio fatto a Filippo, rivolse tutto il suo studio e le sue carezze in favore del re Ottone. Attese dal suo canto anche Ottone a guadagnarsi gli animi de' principi già suoi avversarii, con rinunziare particolarmente alle pretensioni sue sopra quegl'immensi Stati, de' quali era stato spogliato a' tempi di Federigo Barbarossa il duca Arrigo Leone suo padre.
Per vendicarsi dell'affronto ricevuto nell'anno addietro in Verona dagli emuli suoi, Azzo VI, marchese d'Este [Gerardus Maurisius Hist., tono. 8 Rer. Ital.] congregò un potente esercito di Lombardi, Romagnuoli e della marca di Verona, e massimamente ebbe in suo aiuto il comune di Mantova. Con queste forze entrato in Verona, s'impadronì di qualche fortezza. In aiuto della fazione contraria dei Montecchi accorse Eccelino da Onara, soprannominato poi il Monaco, con un buon corpo di gente. Vennero anche i Vicentini fino alle porte, per desiderio di metter pace; ma guerra vi fu, e si venne a battaglia nella Braida di Verona, in cui, dopo ostinato combattimento e strage di molti, la vittoria si dichiarò in favore del marchese. Fuggirono i Montecchi, e si fecero forti nelle rocche di Garda e di Peschiera. Le lor torri e case in Verona furono diroccate, e da lì innanzi il marchese Azzo col conte di San Bonifazio signoreggiò, finchè ebbe vita, in quella città. Ho ben io raccontato questo avvenimento sotto l'anno presente colla scorta di Rolandino [Roland., lib. 1, cap. 9.]. Ma Parisio da Cereta [Paris. de Cereta, Chron., tom. 8 Rer. Ital.] mi par più degno di fede, perchè scrittor veronese, e non men antico dell'altro. Questi lo riferisce all'anno 1207, e ci assicura che quel conflitto accadde nel dì 29 di settembre, festa di san Michele. Scrive ancora Rolandino che il suddetto Eccelino, padre del crudele Eccelino, restò prigione del marchese, che il trattò con gran cortesia ed onorevolezza, e infine, donatagli la libertà senza riscatto, il fece nobilmente accompagnare fino a Bassano. E quivi Rolandino prorompe in lode di questi tempi, ne' quali sì buon trattamento si faceva ai nemici prigionieri, laddove cinquanta anni dappoi ogni sorta di crudeltà si cominciò a praticar contra di essi. Gherardo Maurisio, scrittore parzialissimo della casa d'Eccelino, scrive ch'egli ebbe la fortuna di salvarsi co' suoi dopo la rotta suddetta; e che avendo poi il marchese Azzo messo l'assedio alla fortezza di Garda, e ridottala a tale, che già alla guarnigione erano mancati i viveri, Eccelino con alcune schiere d'armati raunati in Brescia comparve all'improvviso sotto Garda, e la fornì di vettovaglie per un anno: sicchè fu obbligato il marchese a ritirarsi. All'incontro abbiamo dal poco fa mentovato Parisio che Garda fu presa dal marchese, e condotti prigioni ad Este quei difensori: il che vien anche asserito da Andrea Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.].