Trovavasi l'imperadore Ottone tuttavia in Toscana XIII kalendas februarii dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma dato ad Azzo VI marchese d'Este apud Clusinam civitatem [Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Intorno al qual documento è da avvertire che il saggio pontefice Innocenzo negli anni addietro, attento a ricuperar dalle mani de' Tedeschi gli Stati della Chiesa romana, standogli forte a cuore la marca d'Ancona, perchè non avea forze bastevoli per ricuperare e sostener quel paese alla sua divozione, lo concedette con investitura al suddetto marchese d'Este, ben conoscendo di che valore egli fosse dotato. Abbiamo di ciò la sicura testimonianza di Rolandino [Roland., Chron., lib. 1, cap. 10.] storico di questo secolo. Ma avendo l'Augusto Ottone IV preteso che quello Stato appartenesse all'imperio, giudicò meglio il marchese Azzo di prenderne l'investitura anche da esso imperadore, e forse con tacito consenso del pontefice, acciocchè non si annidasse in quel dominio qualche persona mal affetta alla santa Sede. Ottone dunque l'investì di quella marca, che abbracciava allora le città d'Ascoli, Fermo, Camerino, Osimo, Ancona, Umana, Iesi, Sinigaglia, Fano, Pesaro, Fossombrone, Cagli e Sassoferrato. Viene ivi chiamato cognatus noster Azzo marchio estensis da Ottone, perchè amendue discendeano dal marchese Azzo III, comune stipite della linea di Germania e dell'italiana. Un altro diploma d'esso Ottone, dato in Foligno nel dì cinque di gennaio, ho io quivi accennato. Presso l'Ughelli [Ughel., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Pistoriens] un altro se ne legge, dato apud Pratum in Toscana VIII idus februarii. Era esso Augusto apud Imolam III calendas aprilis, come costa da un altro suo diploma riferito dal medesimo Ughelli [Ughel., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.]. Trasferitosi anche a Ferrara, quivi pubblicò un editto contro gli eretici paterini, ossia gazari, mettendoli al bando dell'imperio, coll'intimar pene gravissime contra dei medesimi. Il suo diploma, da me pubblicato [Antiquit. Ital., Dissert. LX.], fu dato Ferrariae VIII kalendas aprilis del presente anno. Probabilmente in questa congiuntura ch'egli pacificò insieme il suddetto Azzo VI marchese di Este e Salinguerra competitori nella signoria di Ferrara [Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Imperator praedictus venit Ferrariam, et pacem fecit inter marchionem estensem et dominum Salinguerram: così è scritto nella vecchia Cronica Estense. Altrettanto abbiamo dagli antichi Annali di Modena [Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]. Passò dipoi l'imperadore Ottone a Milano, dove furono da lui spediti nel mese d'aprile tre diplomi accennati dal signor Sassi [Saxius, in Not. ad Sigonium, de Regn. Italic.]. Ch'egli si trattenesse in quelle parti, e si trovasse in Piacenza nel mese di giugno, in Cremona, in Alba, in Brescia e in Vercelli, apparisce da altri suoi diplomi. Che parimente egli soggiornasse vicino a Pavia nel dì 17 agosto dell'anno presente, si raccoglie da un altro suo diploma presso il suddetto Ughelli nel catalogo de' vescovi di Parma. Tenne anche un parlamento in essa città di Parma [Chron. Parmense, tom. 11 Rer. Ital.]. Era antico l'odio di Ottone, perchè erede della casa de' Guelfi, contra di Federigo II re di Sicilia, erede della casa ghibellina di Suevia. Crebbe questo alla pubblica notizia ch'esso Federigo aspirava all'imperio, anche prima della coronazion di Ottone. E giacchè s'erano stranamente imbrogliati gli affari fra esso Ottone e papa Innocenzo, che gran parzialità mostrava per Federigo, Ottone, senza voler far caso che il regno di Sicilia da tanto tempo dipendeva dalla sovranità dei soli romani pontefici, sconsigliatamente e contra de' giuramenti si lasciò trasportare a dichiarar la guerra al medesimo Federigo, e ad invadere i di lui Stati di qua dal Faro. Abbiamo da Rigordo [Rigord., de Gest. Philip. Reg. Franc.] che egli aveva ancora occupato castra et munitiones, quae erant juris beati Petri, Aquapendens, Radicofanum, Sanctum Quiricum, Montem Flasconis, et fere totam Romaniam. Intanto egli ebbe dei segreti negoziati in Puglia col conte Diopoldo tante volte nominato di sopra, e il guadagnò col dargli l'investitura del ducato di Spoleti. Scrive il Sigonio [Sigon., de Regno Ital., lib. 16.] di averla veduta, data XIII kalendas februarias dell'anno presente.
Tirò eziandio nel suo partito Pietro conte di Celano, potente signore in quelle contrade. Studiossi inoltre di metter pace fra i Genovesi e Pisani [Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], per aver aiuto da loro nella meditata impresa. A questo fine, mentre era in Piacenza, chiamò colà i lor deputati; si fece consegnare i prigioni dell'una e dell'altra parte, e intimò una tregua fra loro dalla vicina festa di san Michele sino a due anni. Ciò fatto, verso il principio di novembre s'incamminò con un possente esercito di Tedeschi, Toscani e Lombardi alla volta della Puglia. Fin qui avea il pontefice Innocenzo III adoperate esortazioni e minaccie per rimettere in buon cammino questo principe; ma nulla avendo operato le parole, e scorgendolo più che mai spinto dalla sua passione a perdere affatto il rispetto alla santa Sede, venne finalmente ai fatti, cioè il dichiarò scomunicato [Godefr. Monach. Albertus Stad. Richardus de S. Germano. Rigordus. Sicardus et alii.]. L'intrepidezza di questo papa bastante era a fargli prendere sì gagliarda risoluzione; ma non lasciò egli di misurar prima anche le forze temporali, che potevano assisterlo in tal congiuntura. Non lieve odio portavano i Romani ad Ottone: il che assicurava il pontefice della loro aderenza e costanza. Faceva anche gran capitale delle forze di Federigo II re di Sicilia, unitissimo seco di interessi. Nè minore speranza fondava egli su quella di Filippo re di Francia nemico di Ottone, alla cui esaltazione dianzi aveva egli fatto ogni possibil contrasto. Sapeva inoltre papa Innocenzo quanto poteva promettersi di molti de' più possenti principi della Germania; e ne vedremo presto le pruove. Però al prudente e zelante pontefice non mancavano i mezzi umani per sostenere i suoi atti. Ciò non ostante, marciò l'Augusto Ottone in Puglia [Richardus de S. Germano, in Chron. Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], e, dalla parte di Rieti entrato, s'avanzò a Marsi e a Comino, con riempiere di terrore quelle contrade. Roffredo abbate di Monte Casino contro il parere de' suoi monaci andò a trovarlo, e benignamente ricevuto ne riportò salvaguardie per li suoi Stati. Celebrata la festa di san Martino vicino a Sora, passò Ottone all'assedio della città d'Aquino, che fu valorosamente difesa da Tommaso, Pandolfo e Roberto conti di quella città. Venne alle sue mani Capoa col suo principato, datagli da Pietro conte di Celano. Salerno gli fu consegnato da Diopoldo creato duca di Spoleti. Oltre ad altre città, anche i Napoletani, per odio che portavano alla città d'Aversa, spontaneamente se gli diedero, con attizzarlo poi a mettere l'assedio a quella città. Durò questo sino alla Natività del Signore, e vedendo Ottone di non poter più sussistere in campagna a cagion della stagione, dopo aver fatta una composizione cogli Aversani, si ritirò ai quartieri di verno in Capoa, dove attese a far fabbricar macchine da espugnar le città. In tale stato erano gli affari di quelle parti. Fu in quest'anno fieramente agitata la città di Cremona [Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.] dalle civili fazioni insorte fra il popolo della città nuova e quel della vecchia, e si venne molte volte alle mani. Interpostosi il vescovo Sicardo, restituì loro la pace, ma pace che, secondo il costume di que' tempi sconcertati, ebbe corta durata. Una delle applicazioni del popolo di Modena [Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.] in quest'anno fu quella d'indurre l'abbate di Frassinoro, che sulle montagne possedeva molte terre, a sottomettersi alla città per godere del suo patrocinio. Così le città libere d'allora andavano pelando i vescovi ed abbati, con intromettersi nelle loro giurisdizioni, giugnendo in fine a liberarli dalla cura di que' temporali governi, ed accrescendo in questa maniera il proprio distretto. Fabbricarono ancora essi Modenesi il castello di Spilamberto. Vo io credendo che riducessero quella terra in fortezza, poichè anche ne' tempi posteriori se ne truova memoria.
MCCXI
| Anno di | Cristo MCCXI. Indizione XIV. |
| Innocenzo III papa 14. | |
| Ottone IV imperadore 3. |
Venuta la primavera, continuò l'imperadore Ottone le conquiste nel regno siciliano di qua dal Faro [Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.]. Sottomise a' suoi voleri tutta la Puglia, la Terra di Lavoro, e quasi interamente la Calabria, ed arrivò fino a Taranto. Abbiamo dall'Abbate Urspergense [Abbas Urspergens., in Chron.] che papa Innocenzo III, desideroso pur d'estinguere questo fiero incendio, avea, durante il verno, mandato innanzi e indietro a Capoa l'abbate di Morimondo, per indurre alla pace, o a qualche aggiustamento, Ottone, contentandosi piuttosto di patir del danno negli Stati, che di permettere la rovina del re Federigo. Ma indarno andarono i messi e le proposizioni d'accordo. Ubbriacato Ottone dalla ridente fortuna, tutto rigettò, perchè persuaso di poter oramai balzare dal trono il giovinetto re [Godefridus Monachus, in Annal.]. Infatti i Saraceni di Sicilia segretamente gli fecero sapere che prenderebbono l'armi per lui. Abbiamo anche dagli Annali Pisani [Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.] che in aiuto di esso Augusto furono armate in Pisa quaranta galee, le quali andarono fino a Procida, credendo di potere trovar quivi l'imperadore. In somma si disponeva Ottone IV a passare in Sicilia, e pareano in total decadenza gli affari del re Federigo II, quando ecco scoppiare una terribil mina, da Ottone non preveduta. Tanto seppe fare il non dormiglioso papa Innocenzo, col favore ancora di Filippo re di Francia, che indusse molti vescovi della Germania non solamente a pubblicar la scomunica contra di Ottone, e a dichiararlo decaduto, ma ancora a trattar di eleggere in suo luogo re de' Romani Federigo II. In questa lega concorsero Siffredo arcivescovo di Magonza, legato apostolico, l'arcivescovo di Treveri, il lantgravio della Turingia, il re di Boemia, il duca di Baviera, il duca di Zeringhen, ed altri vescovi e principi. Soffiò non poco in questo fuoco anche il suddetto re di Francia Filippo, che, per aver tolta la Normandia al re d'Inghilterra, non potea tollerar le prosperità di Ottone Augusto, parente strettissimo e collegato coll'Inglese. Gotifredo monaco scrive che questi principi si raunarono in Bamberga, e fu proposta l'elezion di Federigo; ma che, non accordandosi fra loro, restò sospeso il colpo. L'arcivescovo di Magonza bensì pubblicò dappertutto le censure contra di Ottone: dal che presero motivo Arrigo conte palatino del Reno, fratello d'esso Ottone, e il duca del Brabante e i nobili della Lorena di dare un terribil guasto al territorio di Magonza. Nella Cronica di Fossanuova [Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], e presso Alberico [Alberic. Monach., in Chron.], Sicardo [Sicard. in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Abbas Urspergens., in Chron.] ed altri, si legge che seguì di fatto l'elezion di Federigo in Germania. Sembra almen certo che intanto que' principii sollecitassero il pontefice a spignere in Germania il giovinetto Federigo. Quel che è certo, furono cagione questi disgustosi avvisi che Ottone tagliasse il corso alle sue vittorie in Puglia, e ai disegni di portar la guerra in Sicilia, e cominciasse a pensare alla propria casa, a cui era attaccato il fuoco. Congregati dunque i baroni di quelle contrade, raccomandò loro la costanza nella sua fedeltà, virtù per altro poco conosciuta da quegli instabili popoli; e, preso da loro congedo, venne nel mese di novembre in Lombardia per impedire a Federigo il passaggio in Germania. I Pisani [Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.], ch'erano iti fino a Napoli in aiuto di lui colle lor quaranta galee, non sentendone più nuova, se ne tornarono, senza far altro, al loro paese. Venuto l'Augusto Ottone in Lombardia [Sicard., in Chron.], tenne in Lodi un parlamento, per esaminar qual conto egli potesse fare degli animi e de' soccorsi di questi popoli. Trovò che il pontefice avea già preoccupato più d'uno contra di lui. Estensis enim marchio jam cum Papiensibus et Cremonensibus, et Veronensibus consensit summi ponteficis foedus inire contradictionis; sono parole di Sicardo allora vescovo di Cremona. Infatti nè il marchese d'Este, nè i deputati di Pavia, Cremona e Verona vollero intervenire a quella dieta. Ma i Milanesi, siccome quelli che amavano forte la casa estense-guelfa dei duchi di Sassonia, e odiavano la ghibellina dei duchi di Suevia, da cui tanti mali aveano ricevuto, larghe promesse fecero all'Augusto Ottone, e gli altri non mancarono di dargli buone parole [Richardus de S. Germano.]. Avea il pontefice Innocenzo solennemente confermata nel giovedì santo la scomunica contra di lui. Poscia mise l'interdetto a Napoli e a Capoa, perchè aveano comunicato con lui. Scrisse contro i Pisani, i Bolognesi ed altri che favorivano lo scomunicato Augusto. In questi tempi l'indefesso marchese d'Este Azzo VI coll'aiuto de' Cremonesi [Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Ital. Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital.] ricuperò Ferrara, e ne cacciò Ugo da Guarnasio, lasciato ivi per podestà da esso Ottone. Che anche Salinguerra mutasse aria in tal congiuntura, se non è certo, è almen credibile. Troviamo parimente presso papa Innocenzo menzione della presa di Ferrara, fatta dal marchese d'Este, in una lettera scritta in quest'anno VII idus junii [Innocent. III, lib. 14, Epist. 76.]. In Cremona la parte del popolo di città nuova, non potendo reggere alla forza di quei della città vecchia, restò abbattuta e spogliata de' suoi averi. Tanto ancora si industriò in questi tempi Eccelino da Onara, signor di Bassano, che ottenne dall'imperadore il governo della città di Vicenza [Maurisius, Histor., tom. 7 Rer. Ital.]: il che fu il primo gradino, che portò dipoi il crudele Eccelino da Romano suo figliuolo alla potenza che vedremo.
MCCXII
| Anno di | Cristo MCCXII. Indizione XV. |
| Innocenzo III papa 15 | |
| Ottone IV imperadore 4. |
V'ha degli scrittori [Godefridus Monachus, in Chron. Sicardus, in Chron. et alii.] che narrano partito l'imperadore Ottone d'Italia nell'anno precedente, per accudire agl'interessi della Germania, che cominciavano a prendere un cattivo sistema. La verità si è, ch'egli era tuttavia in Milano nel dì 10 di febbraio dell'anno presente, ciò ricavandosi da due suoi decreti, da me dati alla luce [Antichità Estensi, P. I, cap. 40.], nei quali prende la protezione di certe pretensioni civili che avea Bonifazio marchese d'Este contra del marchese Azzo VI suo nipote. E Riccardo da San Germano [Richardus de S. Germano, in Chron.] coerentemente lasciò scritto che Ottone regnum (di Puglia) festinus egreditur mense novembri (del precedente anno), et mense martio (del presente) in Alemanniam remeavit. Anche l'Abbate Urspergense [Abbas Urspergens., in Chron.] attesta lo stesso. Nel passare per Brescia, secondo il Malvezzi [Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], rimise la pace fra i nobili e la plebe di quella città. Arrivato in Germania, circa la festa della Pentecoste tenne una solenne dieta in Norimberga, dove espose a que' principi, che v'intervennero, i motivi della sua rottura col papa. Fece poi guerra ad Ermanno lantgravio di Turingia, uno di que' principi che se gli erano ribellati, mettendo a ferro e fuoco tutte le di lui contrade. Ma intanto per le replicate instanze de' principi tedeschi del partito di Federigo II re di Sicilia, avvalorate ancora dalle altre di Filippo re di Francia, papa Innocenzo III fece premura a Federigo di passare in Germania, dove la sua presenza recherebbe più calore ed animo ai suoi partigiani. Si oppose forte a tal risoluzione la regina moglie, per timore ch'egli potesse correre troppi pericoli oltra monti; ma in cuore del giovinetto re prevalsero le spinte dell'ambizione e della gloria; e però, lasciata la moglie, che già dato avea alla luce un figliuolo appellato Arrigo, imbarcatosi, venne a Gaeta, e nel dì 17 di marzo di quest'anno, e non già del precedente, come ha il testo di Riccardo da San Germano [Richardus de S. German., in Chron.], entrò in Benevento. Di là poi passò a Roma [Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], dove fu con ogni dimostrazion d'onore accolto dal papa e dai Romani. Dopo pochi giorni per mare si portò a Genova [Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], e quivi ben trattato si fermò quasi tre mesi, concertando intanto le maniere di passare in Germania, giacchè l'imperadore Ottone avea messe guardie dappertutto per impedirgli il passaggio. Nel dì 15 di luglio si mosse da Genova, e andò a Pavia. Erano per lui i Pavesi e il marchese di Monferrato; e però scortato dalla loro armata, arrivò fino al Lambro, dove li aspettavano con tutte le lor forze i Cremonesi ed Azzo VI marchese d'Este, i quali con gran festa il menarono a Cremona. Nel tornarsene addietro, i Pavesi all'improvviso furono assaliti dai Milanesi, e in quel fatto d'armi furono fatti dall'una e dall'altra parte alquanti prigioni.