Poscia aggiugne che si fecero di gran feste e conviti per quelle nozze, e che Roberto sollecitò tutti i suoi baroni a regalar gli sposi: il che non essendo stato praticato nelle nozze della precedente figliuola, rattristò quei nobili. Tuttavia contribuirono tutti, e molto più fece egli.
Iis generum donans, addens sua, classe parata
Ad sua cum magno, patremque remisit honore.
In qual credito fosse allora la casa di Este, si può abbastanza dedurre anche da questo. Cessò di vivere nel novembre di quest'anno Landolfo VI principe di Benevento [Chronic. S. Sophiae apud Peregrinium.]; laonde Roberto Guiscardo duca, voglioso anche di questa conquista, si portò all'assedio di quella città. Se poi meritano fede gl'imbrogliati Annali pisani [Annali Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], quel popolo unito co' Genovesi, passato in Africa, vi prese duas magnificas civitates Almadiam et Sibiliam in die sancti Sixti. Io so bene che una Siviglia è in Ispagna. Che un'altra ne fosse in Africa, non l'ho per anche letto. Il Tronci [Tronci, Annali Pisani.] ne parla all'anno 1087, e dice che presero le città di Damiato e di Libia: tutte notizie che mancano di sicuri fondamenti. Veggasi l'anno 1088, al quale si dee riferire sì fatta impresa.
MLXXVIII
| Anno di | Cristo MLXXVIII. Indizione I. |
| Gregorio VII papa 6. | |
| Arrigo IV re di Germania e d'Italia 23. |
Tanto il re Arrigo quanto il nuovo re Ridolfo si studiavano di aver favorevole nella loro terribil gara il romano pontefice, e a questo fine gli spedirono i loro legati [Paulus Benriedens., in Vit. Greg. VII.]. Papa Gregorio perciò tenne un concilio in Roma nella prima settimana di quaresima, dove essendo concorsi circa cento tra arcivescovi e vescovi, fu stabilito di spedire in Germania i legati apostolici per conoscere da qual parte fosse la ragione e il torto. Quivi furono ancora di nuovo scomunicati Tedaldo, appellato da alcuni Tebaldo, arcivescovo di Milano, Guiberto arcivescovo di Ravenna, Ugo Bianco cardinale ribello della Chiesa romana, con altri vescovi. Degno di osservazione si è ciò che seguitano a dire quegli Atti [Concilior. Labbe, tom. 10.]: Excommunicamus omnes Northmannos, qui invadere terram sancti Petri laborant, videlicet marchiam firmanam, ducatum spoletanum, et eos, qui Beneventum obsident, et qui invadere et depraedari nituntur Campaniam, et maritima, atque Sabinos, necnon et qui tentant urbem romanam confundere. Di qui può apparire che la marca di Fermo, ossia di Camerino o d'Ancona, il ducato di Spoleti, erano o posseduti dalla Chiesa romana, o almen pretesi di sua ragione dal papa: il che, come fosse succeduto, non l'ho potuto finora conoscere. Debbonsi ancora notar quelle parole: et eos, qui Beneventum obsident. Intorno a che convien ora dire, che sbrigato dalla conquista di Salerno il duca Roberto, mal soddisfatto del romano pontefice, che dianzi l'avea scomunicato, cominciò nell'anno precedente la guerra contra le terre della Chiesa nella Campania [Petrus Diac., lib. 3 Chron., cap. 45.]. Fu perciò di nuovo pubblicata la scomunica contra di lui e del suddetto Riccardo, e papa Gregorio, collecto exercitu, super eos ire disponit, come s'ha da Pietro Diacono. Ciò riferito al duca Roberto, si ritirò in fretta col principe Riccardo a Capoa, e andò a mettere l'assedio a Benevento, nel mentre che Riccardo principe di Capoa imprese quello di Napoli. Tutto ciò avvenne nell'anno antecedente. Continuò Riccardo l'assedio di Napoli per molti mesi, ed avea anche ridotta quella città a mal partito [Camillus Peregr., in Not. ad Protos.], quando sopraggiuntagli la morte nel dì 15 d'aprile, liberò i Napoletani dalle sue branche. Fu principe, per attestato della Cronichetta amalfitana [Antiquit. Italic., tom. 1.], alto di statura, di bell'aspetto, di gran coraggio ed avvedutezza, benigno coi fedeli, terribile contro i perfidi ribelli. Ebbe per successore nel principato di Capoa Giordano I suo figliuolo. Ci fa assai intendere il suddetto concilio che nel principio della quaresima tuttavia durava l'assedio di Benevento, fatto dal duca Roberto: perlochè fu di nuovo fulminata contra di lui la scomunica. Ma appena Giordano fu succeduto al padre, che insorse la discordia fra il duca Roberto e lui. Abbracciò esso Giordano la difesa delle terre della Chiesa e dei Beneventani [Petrus Diacon., Chron., lib. 3, cap. 45.], da' quali ebbe un regalo di quattromila e cinquecento bisanti, o vogliam dire scudi d'oro. Uscito perciò in campagna, secondochè s'ha da Pietro Diacono, fece ribellare molti de' conti e vassalli contra di Roberto, arrivò sotto Benevento, e distrusse tutte le fortificazioni fatte dal duca per prendere quella città. Bari con Trani ed altre città si ribellarono al Guiscardo. Abailardo suo nipote, perchè figliuolo di Unfredo, al quale avea Roberto occupata tutta l'eredità, fu uno de' più vigorosi congiurati contra dello zio Guiscardo. Seguirono perciò varii incontri d'armati, e varii assedii raccontati da Guglielmo pugliese [Guillelmus Apulus, Poem., lib. 3.], dopo i quali finalmente fu fatta pace tra esso Roberto e Giordano. Servì questa concordia per abbattere tutte le speranze del nipote Abailardo, il quale se ne fuggì a Costantinopoli, e quivi diede fine alla vita. Ricuperò Roberto Bari, Trani, Santa Severina, e l'altre terre [Petrus Diac., Chron. lib. 3, cap. 45.] che s'erano ribellate. Ascoli, Monte di Vico ed Ariano ritornarono alle mani sue; ed era per fare altri progressi, quando Desiderio abbate di Monte Casino s'interpose, e trattò di pace fra il pontefice e lui. Abbiamo dalla Vita di Gregorio VII papa, a noi tramandata da Niccolò cardinale d'Aragona [Cardinalis de Aragonia, in Vit. Greg. VII.], che venerabilis pontifex receptis nuntiis Roberti Guiscardi egregii Normannorum ducis, versus Apuliam post octavas Pentecostes iter arripuit, et cum ipso apud Aquinum colloquium habuit. Congrua itaque ab eo satisfactione suscepta, prius a vinculo excommunicationis eum absolvit, et consequenter fidelitatem et homagium ejus recepit. Postmodum vero jam assumtum in specialem beati Petri militem, de totius Apuliae et Calabriae ducatu per vexillum Sedis apostolicae investivit. Guglielmo pugliese scrive che questo abboccamento e concordia seguì in Benevento, e non già in Aquino; ed essere corsa voce che il papa, per impegnar meglio nella sua difesa Roberto Guiscardo, gli fece sperare la corona del regno d'Italia [Guillelmus Apulus, lib. 3.]:
Romani regni sibi promisisse coronam
Papa ferebatur.