Parimente Riccardo cluniacense [Richardus Cluniacensis, in Chron., in Antiq. Ital.] conferma questa voce con asserire che papa Gregorio aveva intenzione di crear imperadore esso Roberto, o Boamondo suo figliuolo. Tornava il conto ad esso pontefice, nel pericoloso cimento, in cui egli si trovava per la nemicizia del re Arrigo, non solo di non aver nemico il potentissimo ed invitto duca di Puglia, ma anche di averlo amico e difensore ne' bisogni. Il tempo fece vedere che senza questo appoggio minacciava rovina il suo pontificato.

Ma non tutti questi avvenimenti si compierono nell'anno precedente e nel presente. Siccome vedremo, parte d'essi appartiene all'anno seguente 1079. Certamente si allontanò dal vero il cardinal Baronio [Baron., in Annal. Ecclesiast.], allorchè pose l'assedio suddetto di Benevento nell'anno 1074. Già abbiam veduto che nel concilio romano dell'anno presente si fa menzione del medesimo assedio, non per anche sciolto. Ma neppure il padre Pagi [Pagius, Crit. ad Annal. Baron.] colpì nel segno, allorchè pretese che nell'anno 1077 Roberto duca si abboccasse col papa, e ne riportasse l'assoluzione. Papa Gregorio per tutto il giugno del 1077 si trattenne nelle montagne del Reggiano, siccome costa dalle lettere d'esso pontefice. Nel dì 15 d'agosto era in Firenze, e nel primo giorno di settembre in Siena. Ma abbiam veduto che papa Gregorio si mosse di Roma post octavas Pentecostes, per andare ad Aquino a trattar di pace con Roberto. Essendo venuta l'ottava della Pentecoste nell'anno 1077 prima della metà di giugno, come potè egli mai passar da Roma ad Aquino in quel tempo, se, siccome abbiam detto, egli per tutto giugno si fermò in Lombardia? Adunque la riconciliazion di Roberto dee essere succeduta più tardi, e vedremo che non s'ingannò il Baronio in differirla sino all'anno 1080. Oltre di che, Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] all'anno 1078 scrive: Robertus dux obsedit Beneventum, sed ejus obsidio dissipata est a Rodulpho Pipino comite, (cioè, come stimò il Pellegrini [Peregrin., in Notis ad Protospatam.], da Rainolfo zio del principe di Capoa Giordano) et hoc anno obiit Richardus princeps, mentre assediava Napoli. Anche Romoaldo salernitano [Romuald. Salern., in Chron., tom. 8 Rer. Ital.] e l'autore della Cronichetta amalfitana [Antiquit. Italic, tom. 1.] attestano che Riccardo morì durante quell'assedio Indictione prima, cioè nell'anno presente. E che anno primo, postquam cepit Salernum, Robertus dux Beneventum obsedit. Certo è che nello stesso tempo furono fatti que' due assedii, e però nell'anno presente. Il che vien ancora confermato dall'antica Cronichetta di santa Sofia, pubblicata dal suddetto Pellegrini [Peregrin., Hist. Princ. Langobard.], dove si legge: Robertus dux obsedit Beneventum XIV kalendas januarii, usque VI idus aprilis, unde expulsus est cum omnibus suis Indictione I. L'indizione prima correa nell'anno presente. Ora essendo fuori di dubbio l'aggiustamento del papa con Roberto Guiscardo, seguito dappoichè fu sciolto l'assedio di Benevento, per conseguente non nell'anno 1077, come immaginò il padre Pagi, ma molto più tardi si dee credere succeduto. Finalmente si noti che l'autore della Vita di san Gregorio VII [Card. de Aragon., P. I, tom. 3 Rer. Ital.] ci somministra il filo per accertarci dell'anno, in cui seguì l'accordo suddetto. Cioè scrive egli che fra i due re contendenti Arrigo IV e Ridolfo, horribili bello acriter utrimque commisso, caesa sunt multa millia hominum hinc inde. Soggiugne appresso: Et iterum peccatis exigentibus inter eosdem reges horribiliter est pugnatum, ubi maxima virorum fortium multitudo cecidit. Spedì papa Gregorio i suoi legati in Germania per quetar, se mai era possibile, così atroce tempesta. Ma i due re vennero alla terza battaglia. Iterum inter eosdem reges acriter est pugnatum, et multa millia hominum, maxime Bohemorum, caesa sunt.

Dopo questi tragici avvenimenti continua quell'autore a dire che papa Gregorio, portatosi ad Aquino, fece l'accordo con Roberto Guiscardo. Non essendo succedute tali battaglie se non nell'anno presente e nel 1080, nel quale ancora furono spediti in Germania i suddetti legati, vegniamo in fine a conoscere che nell'anno stesso 1080, come volle il Baronio, Roberto Guiscardo tornò all'ubbidienza del romano pontefice. Abbiam detto che succederono sanguinosissimi fatti d'armi fra Arrigo e Ridolfo in Germania. Nel primo, per testimonianza di Bertoldo [Bertholdus Constantiensis, Chron. August., tom. 1 Freheri.], restò vincitore e padrone del campo Ridolfo; e nel secondo, accaduto nel dì 17 d'agosto di quest'anno, la vittoria restò incerta, essendo costata la vita a più migliaia di persone. Fra gli altri vi fu ucciso Wernero arcivescovo di Maddeburgo, e presi Bernardo arcidiacono della Chiesa romana, Sigifredo arcivescovo di Magonza, e Adalberto vescovo di Vormazia: il che non si può mai intendere senza orrore, non essendo le guerre e le battaglie un mestier convenevole a persone ecclesiastiche. L'autore della Cronica di Maddeburgo presso il Meibomio [Chronic. Magdeburg., tom. 2, apud Meibomium.] e l'Annalista sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.] pretendono che questa seconda battaglia riuscisse molto più favorevole ai Sassoni e a Ridolfo, che ad Arrigo. Verso l'Ognissanti esso re Arrigo, rinforzato di gente, portò la guerra negli Stati di Guelfo duca di Baviera, e di Bertoldo duca di Carintia, tutti e due fedeli fautori del papa e del re Ridolfo [Bertholdus Constantiensis, in Chron.]. Nel qual tempo venne a morte esso duca Bertoldo con grave danno del suo partito. In questo anno poi Ruggieri conte di Sicilia per terra e per mare bloccò [Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 15.] la città di Taormina, e dopo molte fatiche se ne impadronì. Tenuto fu un altro concilio in Roma da papa Gregorio dopo la metà di novembre, in cui troviamo fulminate molte scomuniche, e nominatamente contra Niceforo Botoniata imperador di Costantinopoli, che avea usurpato quel trono a Michele e a Costantino Porfirogenito, genero del duca Roberto, la cui figliuola fu rimandata al padre. Per questi sì frequenti concilii di papa Gregorio doveano poco attendere alle lor gregge i sacri pastori. Intervennero a quest'ultimo i legati de' due re contendenti, promettendo amendue di fare una dieta, dove si deciderebbe la lor controversia.


MLXXIX

Anno diCristo MLXXIX. Indizione II.
Gregorio VII papa 7.
Arrigo IV re di Germania e d'Italia 24.

In quest'anno ancora papa Gregorio celebrò nel mese di febbraio un numerosissimo concilio in Roma [Concil. Labbe, tom. 10.], dove intervenne l'eresiarca Berengario, e ritrattò le perverse sue dottrine intorno al sacramento dell'altare. Furono confermate le sacre censure contra Tedaldo arcivescovo di Milano, Sigefredo vescovo di Bologna, Rolando vescovo di Trevigi, e contra i vescovi di Fermo e Camerino. Trovossi alla medesima sacra assemblea Arrigo novello patriarca di Aquileia, il quale, quantunque promosso a quella chiesa da Arrigo IV, pure umilmente si suggettò alla Sede apostolica, e promise di non aver comunione con gente scomunicata. Si dolsero in quel sinodo del re Arrigo i legati del re Ridolfo, a cagion delle guerre e violenze ch'egli promoveva in Germania [Cardinal. de Aragon., in Vita Gregor. VII.]. Perlochè il pontefice Gregorio destinò per suoi legati al congresso, da tenersi in Germania, Pietro Igneo cardinale e vescovo d'Albano, Odelrico vescovo di Padova (Paolo Benriedense scrive [Paulus Benriedens., in Vita Gregor. VII.] che fu Alemano vescovo di Passavia) e il suddetto patriarca d'Aquileia. Andarono essi; ma perchè non vollero alle istanze di Arrigo scomunicare il re Ridolfo, senza frutto se ne tornarono a Roma, con riferire al papa la disubbidienza d'esso Arrigo e l'ubbidienza del re Ridolfo. Era intenzione del pontefice di trasferirsi egli in persona in Germania, per decidere quello spaventoso litigio; ma il re Arrigo, troppo diffidando di lui, a questo non volle dar mano. Continuò in quest'anno la guerra fra essi re [Annalista Saxo, apud Eccardum.]. Ridolfo andò contro la Vestfalia, e costrinse que' popoli alla sua ubbidienza. Arrigo portò la guerra nella Suevia contra di Ridolfo. Aggiugne il Cronografo sassone [Chronographus Saxo, apud Leibnitium.] che bellum fit iterum inter Rodulphum et Henricum hyeme nimis aspera, ubi in primo congressu Saxones (uniti con Ridolfo) terga vertunt. Ma uno squadron d'essi Sassoni, mentre gli altri erano occupati nella mischia, diede il sacco agli alloggiamenti del re Arrigo. In questa maniera si andava desolando la misera Germania per l'arrabbiata contesa di quei due regnanti. Per altro non dovette succedere alcun fatto strepitoso, al vedere che Bertoldo da Costanza non ne parla. Gli Annali pisani [Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], che non meritano, a mio credere, gran fede nelle cose antiche, mettono sotto quest'anno la guerra fra i pisani e i Genovesi. Dai primi fu abbruciata la terra di Rapallo, ed incontratesi le lor flotte nel dì 13 di maggio, la genovese si salvò colla fuga. In quest'anno ancora Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chron.] scrive che intravit Petronus (Pietro vien chiamato da Guglielmo pugliese) in Tranum. Et Barum rebellavit, ejecto exinde praeside ducis. Et Bajalardus filius Umfredae comprehendit Asculum. Però se fosse stabile l'asserzione di questo istorico, noi avremmo che parte di que' fatti che ho riferito nell'anno precedente, presi da Pietro Diacono, sarebbono da attribuire all'anno presente. Ma all'osservare ch'esso Lupo racconta come succeduta in questo medesimo anno la caduta di Michele Duca dal trono di Costantinopoli, e l'usurpazione di Niceforo Botoniata, che pur si crede creato imperador d'Oriente nell'anno precedente, si potrebbe restar dubbioso intorno al tempo di tali fatti. Ma l'Anonimo barense [Rerum Italicarum, tom. 5.] presso Camillo Pellegrini, dopo aver narrata all'anno 1078 l'assunzione al trono del Botoniata, anch'egli nel presente 1079 scrive che mense februarii die III stante rebellavit Bari ab ipso duce, et dirutum castello de Portanova. Nella stessa guisa l'autore di un'antica Cronichetta normannica, da me data alla luce [Ibid., tom. 5, pag. 278.], parla di que' fatti. Anno MLXXIX Petronius comes intravit iterum Barim. Abagilardus comes (nipote di Roberto Guiscardo) ivit super Trojam, et fugavit Boamundum filium Roberti ducis, et obsedit, et cepit Asculum. Et iterum Robertus recuperavit eum. Postea factum est praelium ibidem, et fugatus est Abagilardus cum militibus suis, et fugit in Constantinopolim, et ibi mortuus est inimicus duci Roberto. Ecco dunque che gli avvenimenti raccontati tutti in un fiato da Pietro Diacono, continuatore della Cronica casinense, succederono in parte nell'anno presente, e fra questi la ribellione di Bari. Ancora al conte Ruggieri si ribellarono in Sicilia le terre di Jato e Cenisi [Ganfrid. Malaterra, lib. 3, cap. 20.]. Le assediò egli amendue nello stesso tempo; e costrinse quegli abitanti ad implorare il perdono, che non fu loro negato.

Confermò in quest'anno il re Arrigo i suoi privilegii alla chiesa di Padova e al vescovo Olderico con un diploma [Antiquit. Italic., Dissert. XIX.] dato X kalendas augusti, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MLXXVIIII, anno autem regni domni regis Henrici quarti XXIII. Actum Ratispone. Nella copia, di cui mi son servito, si leggeva D. Paduanae ecclesiae episcopus. Ma si dee scrivere Uld., cioè Uldericus. E di qui può apparire che esso Olderico non fu spedito per suo legato dal pontefice Gregorio. Ho io parimente pubblicata una convenzione seguita nel dì 31 di maggio [Antichità Estensi, P. I, cap. 7.] inter marchionem Azonem, et Ugonem et Fulconem germanos, filios ejusdem marchionis Azonis, e il capitolo dei canonici di Verona, in vigore di cui essi canonici diedero a livello al marchese e a' suoi figliuoli la corte di Lusia, villa di grande estensione. Si vede che il marchese Azzo estense pensava a bene stabilire ed ingrandire in Italia i figliuoli del secondo matrimonio, giacchè Guelfo IV figlio del primo letto e duca di Baviera era giunto ad una riguardevol potenza in Germania. Questo Ugo è il medesimo che avea sposata la figliuola del duca di Puglia Roberto. Raccogliesi poi da una lettera scritta da papa Gregorio a Desiderio abbate di monte Casino [Gregor. VII, Epist. 11, lib. 9.], che Arrigo IV anch'egli si maneggiò per ottenere una figliuola d'esso Roberto Guiscardo duca in moglie di Corrado suo primogenito, con esibirsi d'investire Roberto della marca di Fermo, et rex duci marchiam tribuat. Ma il saggio papa dovette fare in maniera che questo trattato andò per terra. Nè si dee tacere che (probabilmente in quest'anno) esso duca Roberto maritò un'altra figliuola con Raimondo II conte potentissimo di Barcellona e di altre città. Ne parla, oltre ad altri autori, Guglielmo pugliese [Guillelmus Apulus, lib. 4. Anonym., de Gest. Comit. Barcin. apud Baluz.] come di un fatto accaduto prima che seguisse la concordia fra il papa ed esso duca:

Partibus Esperiae, quem Barcilona tremebat,

Venerat insignis comes hanc Raymundus ad urbem;