Ut nuptura ducis detur sibi filia, poscit.
Il padre Pagi [Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.] credette contratto questo matrimonio prima dell'anno 1077. Ma se son ben concertati i tempi di quei fatti presso il suddetto storico, tali nozze debbono appartenere all'anno presente.
MLXXX
| Anno di | Cristo MLXXX. Indizione III. |
| Gregorio VII papa 8. | |
| Arrigo IV re di Germania e d'Italia 25. |
Crebbero in quest'anno gli affanni alla Germania e all'Italia per la funestissima guerra insorta fra il sacerdozio e fra i due emuli re Arrigo e Ridolfo. Il primo, figurandosi di trovar a dormire i Sassoni, nel dì 27 di gennaio dell'anno presente andò colla sua armata ad assalirli [Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon.]. Si fece un sanguinoso fatto d'armi, in cui (che che ne dica la Cronica augustana) fu obbligato ad una vergognosa fuga Arrigo con tutti i suoi. Ridolfo ne spedì per mezzo dei suoi legati a Roma la lieta nuova, ed insieme fece esporre le doglianze sue contra di Arrigo, che sempre più sconvolgeva e desolava la Germania, e mostravasi disubbidiente al romano pontefice. Diedero motivo tali avvisi e lamenti a papa Gregorio di apertamente dichiararsi in favore del re Ridolfo. Perciò nel concilio VII tenuto in Roma nel dì 9 di marzo, dopo avere rinnovate le scomuniche contra gli arcivescovi di Milano e di Ravenna, dichiarò legittimo re del regno germanico Ridolfo, e fulminò la scomunica e la sentenza di deposizione contra di Arrigo, usando le più forti espressioni, per esprimere in ciò l'autorità dei sommi pontefici, e colla stessa franchezza dicendo: Ipse autem Henricus cum suis fautoribus in omni congressione belli nullas vires, nullamque in vita sua victoriam obtineat. Mandò esso papa a Ridolfo una corona d'oro, dove si leggeva questa iscrizione:
PETRA DEDIT PETRO, PETRVS DIADEMA RODVLPHO.
Essendo volata in Germania la nuova di questa risoluzione [Marianus Scotus, in Chron. Otto Frisigen., in Cron. Sigebertus, in Chron. et alii.], crebbe a dismisura la rabbia del re Arrigo, nè mancarono perversi consiglieri che il trassero all'ultimo degli eccessi. Fece egli pertanto raunare un conciliabolo di trenta vescovi scismatici, e di molti signori sì di Germania che d'Italia, suoi fautori, in Brixen, o sia Bressanone sul Tirolo, e gl'indusse con empia ed affatto irregolar procedura a dichiarar deposto Gregorio VII dal papato, e ad eleggere in suo luogo Guiberto arcivescovo di Ravenna, già più volte scomunicato, il quale assunse dipoi il nome di Clemente III. Era costui cittadino di Parma di gran nobiltà, e da molti vien creduto della nobil casa di Correggio. Scrive Donizone [Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.] che di tre figliuoli di Sigefredo lucchese, ascendente della contessa Matilde,
Fiunt Parmenses duo fratres, ambo potentes.
Dat Guibertinam minimus, primus Baratinam,