..... Illam populosa Venetia misit,

Imperii prece, dives opum, divesque virorum,

Qua sinus Adriacis interlitus ultimus undis

Subjacet Arcturo. Sunt hujus moenia gentis

Circumspecta mari nec ab aedibus alter ad aedes

Alterius transire potest, nisi lintre vehatur.

Semper aquis habitant. Gens nulla valentior ista

Æquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu.

Colla bravura e sperienza di questa gente non era da mettere a fronte l'armata marittima de' Normanni; però non è da maravigliarsi se da essi assalita ne restò sconfitta, e fu in pericolo di lasciarvi la vita lo stesso Boamondo figliuol di Roberto. Buon soccorso di vettovaglie recarono i veneti vincitori all'assediata città. Ma non per questo il duca Roberto punto si smarri; nè perchè la peste entrata ne' cavalli della sua armata ne facesse strage, desistè punto dall'impresa. Fece fabbricar nuovi legni, fece venir nuove genti, e più che mai con torri e macchine militari tornò a tempestare la città di Durazzo. Ma eccoti nel mese d'ottobre lo stesso imperador Alessio in persona con una formidabile armata di Greci, Turchi ed altre nazioni venire al soccorso. V'ha degli autori [Petrus Diacon., Chron. Casinen., lib. 3, cap. 49.] che fanno ascendere fino a cento settanta mila l'esercito de' Greci. Quel cento vi è di più. Il Malaterra [Malaterra, lib. 3, cap. 27.] infatti parla di soli settanta mila. Non più di quindici mila ne aveva Roberto, ed altri scrivono anche molto meno. Si venne ad una terribil battaglia; vi fecero i Normanni delle prodezze inudite, talmente che Anna Comnena figliuola del suddetto Alessio, tuttochè cotanto sparli della nascita e delle azioni del duca Roberto, pure non potè di meno di non riconoscere in lui le virtù de' bellicosi eroi. Sbaragliarono i Romani l'armata greca, e nel conflitto perirono circa cinque o sei mila persone dalla parte di Alessio, e fra questi il giovane Costantino, genero del medesimo Roberto, dianzi dallo scaltro Alessio restituito a' primieri onori. Restovvi morto ancora il finto imperadore Michele. Innumerabile e ricchissima preda toccò ai vincitori; ed Alessio, che in una terra vicina stava aspettando l'avviso della rotta di Roberto, tenendosela come in pugno, avvertito dell'esito contrario, diede di sproni alla volta di Costantinopoli. Dopo questa felice impresa tornò il duca Roberto a mettere l'interrotto assedio a Durazzo, ridendosi di que' cittadini che vantavano posto quel nome alla loro città, perchè era piazza dura ed inespugnabile [Alberic. Monachus, in Chronico.], ed anch'egli scherzando dicea d'aver nome Durando, e che se s'accorgerebbono i Durazzesi, perchè farebbe durar quell'assedio finchè gli avesse ammolliti e domi. Sotto quella città passò egli tutto il seguente verno. Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chron.] mette questa campal battaglia sotto l'anno seguente, perchè incomincia l'anno in settembre; e questa succedette nel giorno di san Luca nel mese d'ottobre. Intanto il conte Ruggieri [Anonymus Barensis apud Peregrinum.] in Sicilia, essendosi a lui ribellata la città di Geraci, colla forza costrinse quel popolo a tornare all'ubbidienza sua. Vedesi dato in questo anno dal re Arrigo un diploma in favore del monistero di santo Eugenio posto nel contado di Siena [Antiquit. Italic., Dissert. LXXII.], Indictione quarta, III nonas junii. Actum Romae: il che ci porge motivo giusto di credere che anche Siena seguitasse l'esempio di Lucca, con ribellarsi alla contessa Matilde e darsi al medesimo Arrigo. Anche Giugurta Tomasi [Tomasi, Istor. di Siena lib. 3.] è di parere che i Sanesi seguitassero il partito d'esso re Arrigo. Scrive più d'uno storico che in questo anno la regina Berta partorì ad Arrigo il secondogenito, che fu poi Arrigo V fra i re, e il IV fra gl'imperadori. Erasi già impadronito d'Ascoli il duca Roberto. Qualche tumulto o sedizione dovette nell'anno presente succedere in quella città, perciocchè sappiamo da Romoaldo salernitano [Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.], che accorso il principe Ruggieri, figliuolo d'esso duca, fece smantellar le mura di quella città, e diede il fuoco alle case. Sotto quest'anno ancora narra Alberico monaco de' tre Fonti [Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.] che Matilda marchesana di Toscana concedette al vescovo di Verdun la badia delle monache di Guisa, a lei, come si può credere, pervenuta per eredità della duchessa Beatrice sua madre. Certamente ella possedeva di là da' monti beni e Stati di ragione d'essa sua genitrice.