Gran tranquillità godè in quest'anno l'Italia, dacchè Filippo III re di Spagna, o per sua inclinazione alla pace, o perchè così richiedeva l'infievolito stato della sua monarchia, avea comandato che si disarmasse nel ducato di Milano. Stentò molto a far lo stesso Carlo Emmanuele duca di Savoia, nel cui animo non trovavano mai posa le idee di qualche novità pel proprio ingrandimento. In questi tempi ancora meditava egli la ricuperazion di Ginevra; ma scoperte le intenzioni della reggente di Francia troppo contrarie alle sue, quantunque il nunzio del pontefice si sbracciasse per distornar quella corte dalla protezion de' Ginevrini, finalmente gli convenne accomodarsi alle circostanze presenti, e deporre per ora i suoi marziali disegni. Tanto più si vide egli astretto a questo, perchè fra le corti di Francia e di Spagna si conchiuse nell'anno presente una lodevol unione mercè di due matrimonii accordati, e da eseguirsi a suo tempo, cioè di donna Anna infanta primogenita di Spagna, figlia del re Filippo III, col giovinetto re Cristianissimo Lodovico XIII; e di madama Elisabetta, figlia primogenita del fu Arrigo IV, con Filippo IV principe di Spagna, figlio del regnante Filippo III. Pubblicaronsi poi solamente nell'anno seguente questi trattati. Ed era cosa curiosa in questi tempi il vedere come il suddetto duca di Savoia maneggiava anche egli l'accasamento del principe di Piemonte suo figlio ora con una principessa di Francia, ora con un'altra del re di Spagna, del re di Inghilterra e del gran duca, tenendo mano in tutte le corti, e proponendo sempre nuovi progetti, niun de' quali finora ebbe esito felice. Avvenne anche uno strano accidente in Torino nel dì 6 di giugno. Non si sa da chi fu sparsa voce che ad esso duca era stata tolta la vita da' Franzesi nel parco. Di più non vi volle, perchè il popolo di quella città, amantissimo del suo sovrano, eccitasse un fiero tumulto, gridando ad alle voci: ammazza, ammazza i Franzesi. Prese l'armi, tutti andarono a caccia d'essi Franzesi, i quali, udito il gran rumore, chi qua, chi là corsero a rintanarsi. Era sul mezzodì, e il duca, dopo data una lunga udienza, s'era coricato sul letto, e avea preso sonno. Svegliato dai suoi cortigiani, e informato di quel disordine, corse tosto al balcone della galleria per farsi vedere. Raffigurato che fu dal popolo, si convertirono gli sdegni in lietissime acclamazioni; ed essendo cresciuta la folla alla piazza, il duca uscì in persona a meglio consolar gli occhi dei suoi buoni sudditi, e si quetò tutta la sollevazione.

Fu rapita dalla morte nel settembre dell'anno presente Leonora, figlia del fu Francesco gran duca di Toscana, e moglie di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova, che, per conseguente, era sorella di Maria de Medici regina e reggente di Francia. Continuarono in quest'anno ancora le controversie dell'arciduca Mattias in Germania coll'imperadore Rodolfo II suo fratello; perchè, mancando esso Augusto di prole, e declinando di dì in dì la sua sanità, Mattias, assai avido di signoreggiare, voleva per tempo mettersi in possesso de' diritti della successione dell'augusta casa d'Austria. Non lasciò il pontefice Paolo V d'interporre i suoi più caldi paterni uffizii per promuovere la concordia fra loro. Infatti seguì l'accomodamento, essendosi contentato l'imperadore, a cagione d'un fiero sconvolgimento di cose accaduto in Praga, che Mattias, già riconosciuto per re d'Ungheria, fosse del pari accettato per re di Boemia, con riserbare a sè, finchè vivesse, una specie d'autorità e dominio. Seguì la magnifica coronazione di Mattias in Praga nel dì 23 di maggio, e perciò rifiorì l'allegrezza in quelle contrade. Crebbe poi questa per le nozze con gran pompa solennizzate in Vienna sul principio di dicembre dell'arciduchessa Anna, figlia del già arciduca Ferdinando conte del Tirolo, maritata col suddetto re Mattias. Tutto si applicò in questi tempi papa Paolo a dare un buon sesto a tutti i tribunali ed uffizii della curia romana, con prescrivere e ridurre a convenevoli termini la loro autorità, con tassare i loro onorarii, e riformare una man di abusi che da gran tempo erano stati permessi. Le sua prolissa costituzione su questo, per cui si acquistò egli gran lode, fu poi nel dì primo di marzo, non già (come per errore di stampa si ha dal suo Bollario) dell'anno presente, ma del susseguente data alla luce.


MDCXII

Anno diCristo MDCXII. Indizione X.
Paolo V papa 8.
Mattias imperadore 1.

Stese in quest'anno la morte la sua giurisdizione sopra molti principi della cristianità. Il primo d'essi a pagarle tributo fu l'imperadore Rodolfo II, principe che nella pietà non si lasciò vincere da alcuno, ma principe nato piuttosto per un chiostro, che per un seggio imperiale: sì povero di spirito e dappoco si fece egli conoscere in sì lungo corso del suo governo. Profittarono ben di questa sua debolezza i Turchi. Io non so come il Doglioni il fa morto nell'ultimo dì del precedente dicembre; altri nel dì 10 di gennaio dell'anno presente; Andrea Morosino nel dì 21 d'esso mese. Egli è fuor di dubbio che la sua partenza da questa vita seguì nel dì 20 del predetto gennaio; e però, giacchè mancò senza lasciar prole, a lui succedette nel retaggio della nobilissima casa d'Austria Mattias suo fratello, il quale dipoi nella gran dieta elettorale tenuta in Francoforte fu proclamato imperadore nel dì 15 di giugno susseguente, e poscia nel dì 24 del medesimo mese colle consuete magnifiche formalità coronato. Avea l'Augusto Rodolfo tenuta in addietro la corte imperiale in Praga. Mattias la trasferì a Vienna d'Austria. Colto parimente da improvviso accidente Leonardo Donato doge di Venezia, diede fine al suo vivere nel dì 16 di luglio, a cui poscia succedette in quella dignità nel dì 27 d'esso mese Marcantonio Memo, vecchio di gran prudenza, che già avea compiuto l'anno settantesimo sesto di sua età. Inoltre cessò di vivere nel dì 18 di febbraio Vincenzo Gonzaga duca di Mantova, principe che non iscarseggiava di mente, ma che spezialmente fu portato dal suo naturale alla giovialità e all'allegria: gran giocatore, grande scialaquator del danaro, sempre involto fra il lusso e gli amori, sempre in lieti passatempi o di feste, o di balli, o di musiche, o di commedie. Restarono di lui tre figli maschi, cioè Francesco primogenito, che succedette a lui nel ducato, Ferdinando creato cardinale da Paolo V nel 1606, e Vincenzo, che medesimamente nel 1615 ottenne la sacra porpora. Ma che? Dopo alquanti mesi, cioè nel dì 21 oppure 22 di dicembre anche il novello duca Francesco in età di circa ventisette anni compì il corso di sua vita, e sul principio dello stesso mese morì ancora un unico suo figlio per nome Lodovico, di modo che non restò di sua prole se non Maria, per la quale insorsero poi gravissime liti, siccome diremo. Il perchè Ferdinando cardinale, soggiornante allora in Roma, volò tosto a Mantova a prendere le redini del governo, con animo di deporre il cardinalato, siccome poscia avvenne.

Una scena molto tragica toccò in quest'anno alla città di Parma. Ranuccio Farnese, duca di essa città e di Piacenza, era signor d'alti spiriti, gran politico, ma di cupi pensieri, e di un naturale malinconico, che macinava continuamente sospetti, per li quali inquietato egli neppur lasciava la quiete ad altrui. Ne' suoi sudditi mirava egli tanti nemici, ricordevole sempre di quanto era accaduto al suo bisavolo Pier Luigi; e però studiava l'arte di farsi piuttosto temere che amare, severo sempre ne' gastighi, difficile alle grazie. Era egli ben rimeritato da' sudditi suoi, perchè al timore da lui voluto aggiugnevano anche l'odio; e venne appunto nell'anno presente a scoprirsi una congiura tramata contra di lui fin dall'anno precedente. In essa erano principali autori il marchese Gian-Francesco San-Vitali, la contessa di Sala, il conte Orazio Simonetta suo marito, il conte Pio Torelli, il conte Alfonso e il marchese Girolamo amendue San-Vitali, il conte Girolamo da Correggio e il conte Giambatista Mazzi ed altri. Dicevansi ancora complici di sì fatta cospirazione il marchese Giulio Cesare Malaspina capitan delle guardie del duca di Mantova, il marchese di Liciana Ferdinando Malaspina, il conte Teodoro Scotti di Piacenza, il conte Alberto Canossa di Reggio. Carcerati quasi tutti i primarii capi di questa ribellione, e formato il processo, per cui dicono che si provasse il lor disegno di assassinare e spiantar tutta la casa Farnese, nel dì 19 di maggio le loro teste furono recise, ed impiccati per la gola alcuni lor famigliari. Tutti i lor nobili feudi rimasero preda del fisco, e ne seguirono poi varii sconcerti, perchè gli amici de' nobili suddetti, pieni di sdegno, fecero delle incursioni nel Parmigiano, mettendo a fuoco diversi luoghi. Inoltre il novello duca di Mantova Francesco gran querela fece, per avere il Farnese non solamente mischiato in un pubblico monitorio il suo capitan delle guardie, che si protestava affatto innocente, ma anche tacitamente fatto credere che il duca Vincenzo suo padre fosse stato il principal promotore di quella cospirazione. E vi mancò poco che non si venisse a guerra aperta per questo: il che sarebbe succeduto, se i re di Francia e Spagna e il duca di Savoia non fossero entrati in sì fatta querela, e non avessero con buone maniere spento il nascente incendio, essendo restate indecise le ragioni dell'una e dell'altra parte. Quantunque sia da credere che la verità e la giustizia onninamente regolassero il processo suddetto, pure per cagion d'esso scapitò non poco il nome del duca Ranuccio, per aver tanto declamato e sparlato di lui i suoi malevoli (e questi non sono cessati giammai), spacciando come inventati que' delitti affine di assorbire la roba di que' nobili il cui valore ascese ad un gran valsente, e per liberarsi con tanta crudeltà da persone che gli davano della soggezione. Anzi sparsero voce che esso duca, all'udire che anche nelle corti non si era assai persuaso del reato di que' nobili, avesse spedito al gran duca Cosimo un ambasciatore con copia del processo, affinchè comparisse la rettitudine del suo operato: e che da lì a qualche tempo fosse rispedito l'ambasciatore con ringraziamenti al Farnese, e con un altro processo sigillato, dal quale aperto apparve con testimoni esaminati come lo stesso ambasciatore in Livorno avea ucciso un uomo: cosa da lui non mai sognata, nonchè eseguita.


MDCXIII

Anno diCristo MDCXIII. Indizione XI.
Paolo V papa 9.
Mattias imperadore 2.