In tre maniere pertanto può farsi l’espurgazion delle robe. La prima si è d’esporle all’aria aperta, spiegandole e aprendole ben bene, affinchè possano giocar in esse e in tutte le lor parti per molto tempo il sole e l’aria, e battendole di quando in quando con bacchette. Ciò si dimanda sciorinare, e col Ficino e col Mercuriale credo anch’io che possano bastare venti giorni a tal sorta di spurgo; con avvertenza però, che se fosse tal tempo solamente umido o spirassero scirocchi, non sarebbe tolto ogni pericolo. La seconda è di mettere in una caldaia d’acqua bollente, e di far bollire le robe capaci, e di lavar le altre che possono sofferirlo, nell’acqua corrente, e di bagnare e pulire la superficie degli altri mobili con aceto o simili potenti antipestilenziali liquori. In Roma trovarono la forma di valersi a tal effetto di folli che nell’acqua di canale andavano coi loro martelli movendo e purgando le robe. Alle merci nuove, come lane, bombaci, sete, lini e simili, che non possono senza gran discapito bagnarsi, basterà la sciorinatura. La terza maniera è quella de’ profumi, cioè di accender materie odorose, al fumo delle quali esposte le robe infette o sospette, perdono qualunque spirito velenoso da loro contratto. Ancor questo è un costume antico, e si praticavano profumi anche nelle antiche pesti; ma se n’è fatto conoscere dipoi maggiormente l’utilità del P. Maurizio da Tolone cappuccino, che gli adoperò con grande utilità del pubblico in varie città, e massimamente in Genova nella peste del 1656 siccome abbiamo dal suo Trattato politico. Esporrò io qui il metodo suo, siccome quello che a me sembra il più facile, plausibile ed utile.
Prescrive egli tre sorte di profumi, de’ quali ecco la composizione:
Profumo per espurgare le case ed altre suppellettili grosse; e dose per comporne cento libbre.
- Solfo lib. 5.
- Rasa di pino lib. 5.
- Antimonio crudo lib. 3.
- Orpimento lib. 3.
- Mirra lib. 3.
- Incenso comune lib. 3.
- Ladano lib. 2.
- Cubebe lib. 2.
- Grani di ginebro lib. 2.
- Pepe lib. 4.
- Zenzero lib. 4.
- Cumino lib. 4.
- Cipero rotondo lib. 2.
- Calamo aromat. lib. 2.
- Aristolochia lib. 2.
- Euforbio lib. 4
- Crusca o sia remolo e breno lib. 50.
Profumo più violento; e dose di cento libbre per purgare i lazzeretti, le sepolture, ed altre robe bisognose di maggior purgazione che le case.
- Solfo lib. 6.
- Rasa di pino lib. 6.
- Orpimento lib. 4.
- Antimonio lib. 4.
- Arsenico lib. 1.
- Assa fetida lib. 3.
- Cinabro lib. 3.
- Sale armoniaco lib. 3
- Litargirio lib. 4.
- Cumino lib. 4.
- Euforbio lib. 4.
- Pepe lib. 4.
- Zenzero lib. 4.
- Crusca lib. 50.
Profumo più soave, appellato della sanità; e dose di cento libbre.
- Incenso lib. 5.
- Gomma lib. 3.
- Storace lib. 4.
- Mirra lib. 5.
- Cannella lib. 4.
- Noci moscate lib. 2.
- Anisi lib. 6.
- Iride di Firenze lib. 6.
- Ladano lib. 5.
- Pepe lib. 8.
- Solfo lib. 4.
- Crusca lib. 46.
Tanta quantità d’ingredienti spaventerà forse alcuni e rincrescerà ad altri; ma io per me tengo essere bensì utili, ma non essere necessari molti d’essi, e bastare per li primi due profumi i principali d’essi ingredienti che sono presso a poco i sei primi. E per conto dell’ultimo profumo della sanità, dovrebbono bastarne alcuni altri, fra’ quali non si dee mai tralasciare il solfo, la cui virtù contra gli spiriti pestilenziali è di troppo momento, anzi sola basterebbe allo spurgo delle case e delle robe. Che se ancora tali aromati mancassero alla povera gente, procuri essa almeno di prendere legno o foglie e grani di cipresso e di ginepro, rosmarino, timo, lavanda, salvia, maggiorana, absintio o sia medichetto, o sia assenzio, melissa ed altre erbe simili di sano e potente odore, e ben secche le riduca in polvere, e mescolatele con un poco di solfo, ne faccia profumo. Le ragioni fisico-mediche comprovano il valor di tali profumi; e Francesco Ranchino con altri stima essere maggior l’efficacia di quei che son fetenti o velenosi; ma io lasciando tali ricerche, mi ristringo alla sperienza e all’uso, per quanto c’insegna il mentovato cappuccino.
Il profumo, dice egli, della sanità è un preservativo mirabile; e se dall’uomo, cui convenga trattar con altri ed esporsi ad evidente pericolo di restar ferito, sarà applicato a sè e alle vesti prima di partirsi di casa, non si contrarrà il veleno pestilenziale, mercè della qualità contraria impressa avanti da quel fumo, la cui virtù da me scoperta (dovea dire, ancora da me conosciuta alle prove, perchè ancora i vecchi usarono tali profumi, e il suddetto Ranchino, medico di Mompeliere ne avea fatto molto prima un Trattato a posta per lo spurgo della peste) la provarono i maestrati di Genova, i quali, benchè più fiera che mai incrudelisse la peste, ad ogni modo, uscendo per soddisfare nella città alle obbligazioni delle cariche loro, mai più per divin favore non s’infettarono. Impedirono cotali profumi che non si dessero alle fiamme tante robe, come si faceva prima con danno incredibile de’ particolari, e pericolo della stessa città per altri conti. Per mezzo d’essi non si smarrisce cosa alcuna, nè meno abbandonandosi dagli abitanti le lor case, e si toglie a’ ladri la comodità di rubare.