℞. Tormentilla, o angelica, o bistorta dram. 1, ovvero contrajerva, o bolo armeno scrup. 1; o pure radici d’aristologia tonda, di dittamo bianco, di tormentilla, scorze di cedro, sandali rossi, bolo armeno, ana dram. 1; canfora mez. dram; zucchero mez. onc. Mesci tutto, e prendine dram. 1 per volta due volte il giorno con qualche acqua cordiale. Ovvero prendi radici di contrajerva o di bistorta, bacche di ginepro e di lauro, ana dram. 1; canfora mez. dram., e fa come sopra.

Sudorifero XII.

℞. Sugo di cipolla bianca, di millefoglie, di ruta, parti eguali; aceto fortissimo a discrezione quanto basta. Si mescoli tutto, e se ne formi bevanda calda, dandone due terzi di un bicchiero all’infermo da 6 in 12 ore dappoichè è scoperto appestato, ed anche più presto se si può.

Sudorifero XIII.

℞. Cipolla cotta e pestata in mortaio. Infondi 4 o 5 cucchiai d’aceto buonissimo. Cola con pezza di lino, e danne all’infermo per farlo sudare.

Dicono ancora che serve molto bene a far sudare alquanto di polvere di radici d’angelica in un bicchiero d’acqua della stessa pianta, replicando ciò ogni sette ore; e mancando l’erba fresca da farne acqua, si può farla con infusione o decozione della radice. È decantata anche la polvere di bacche d’edera colte ben mature e seccate all’ombra, prendendola in un mezzo bicchiero di vino bianco buono. Le bacche esposte alla tramontana si credono di più virtù. Se in luogo di ciò darai 3 once d’acqua distillata d’esse bacche fresche, attestano che se ne vedrà più felice l’effetto. Ottimo per far sudare la gente povera scrive l’Etmullero che è il darle alcuni capi d’aglio ben pestati con aceto o vino generoso. Anche 2 once di sugo di cipolla bianca con mezz’oncia di aceto ottimo in acqua di cardo santo, o in altre simili, bastano per far sudare. Lo stesso otterrai bevendo un bicchiero di decozione di foglie e bacche di ginepro, o pure quella di cardo santo, cotta insieme con una dramma di triaca, o anche prendendo prima la triaca in un bocconcino, e poi bevendole dietro la decozione. Ovvero cotta che avrai una cipolla, infondila in aceto rosato; cavala dall’aceto e spremila; aggiungi poscia a tal sugo una dramma di triaca e un’oncia di siroppo d’agro di cedro. Parimente mezza dramma o due scrupoli di fior di solfo o di solfo sublimato, che è lo stesso, presa con 3 once d’aceto tepido comune, fa egregiamente sudare. Pietro da Castro scrive che nella peste di Roma del 1656 sommamente giovò il dar 2 dramme di solfo ben polverizzato con 2 o 3 once di buon aceto. È tenuto ancora per facilissimo sudorifero il solfo vergine con sale, bollito in vino a bagnomaria, o pure quello del Crollio. Lo stesso dicono del sale di frassino preso in acqua di cardo santo al peso di 12 grani. Oltre a ciò un bicchier di vino bianco potente, con alquante gocce di spirito di vitriuolo, ma moderatamente, e non in guisa che diventi brusco, servirà egregiamente ad ottener l’intento; il che però camminerà nel supposto che la peste sia dissolvente, come poi cercheremo. Teofrasto anch’egli il loda; e l’Untzero tiene che questo spirito sia uno de’ migliori medicamenti contro la peste sì per preservarsi, come per curarsi, e cita moltissimi autori che sono dello stesso parere. In fatti la ragione s’accorda con tale sentenza, se non che avendo esso del corrosivo, potrebbe lo stomaco risentirne grave nocumento, ove con qualche intemperanza e senza la compagnia di molto fluido si prendesse. L’olio di vitriuolo anch’esso è stimatissimo. Entra esso nel seguente

Sudorifero XIV.

℞. Estratto di cardo santo, sale d’assenzio, ana scrup. 1; sale di cardo santo mez. scrup.; triaca dram. 1; acqua triacale e di cardo santo, ana onc. 1; olio di vitriolo gocc. 15. Mesci, e fanne bevanda.

Le bevande tutte hanno da esser caldette. Già si sa che per far sugo di qualunque erba convien pestarla in mortaio, spremerla forte, e lasciare che il sugo deponga le parti più grosse. Chi avesse abborrimento al sugo dell’erbe crude, le faccia cuocere in poca acqua e non tanto che sfumi tutto il balsamico, e spremute poi ben bene esse erbe, ne beva quella decozione, entro la quale chi ancor volesse far cuocere un poco di carne, può farlo.

Buona parte dei sudoriferi fin qui descritti è stata da me a bello studio trascelta, per essere d’ingredienti e materie facili a trovarsi e a manipolarsi, e di poca spesa, sul riflesso di somministrar consigli, e soccorsi alla gente povera o poco comoda, cioè ai più del popolo. Del resto i medici, la giurisdizione de’ quali io non pretendo di usurpare, potranno suggerirne non pochi altri di composizioni più strepitose, le quali può essere che facciano miglior effetto, ma può anche essere che non uguaglino talvolta il valore d’alcune più semplici. Certo s’io riferissi come utile sudorifero una modesta bevuta d’aceto fortissimo con un poco di sale, questo non avrebbe passaporto presso di alcuni; e pure per attestato di qualche insigne medico, non poca gente colta dalla peste s’è osservata guarir prestissimo dal pericolo con tale sudorifero preso sul principio del male, perchè cagione a loro d’un sudor copiosissimo. In una cosa poi non si potrà fallare, e sarà nell’aggiungere, quando non manchi il comodo, ad alcuni de’ suddetti diaforetici qualche ingrediente antipestilenziale di più, come sarebbe un poco di mitridato, di triaca o di diascordio, o pure qualche acido, come l’aceto, il sugo di cedro, l’olio o spirito di vitriuolo, il sale d’assenzio, o simili. Veggo ciò fatto da eccellenti medici. E perciocchè alle prove si può trovare che alcuni sudoriferi riescano deboli pel bisogno degli appestati, ne riferirò alcuni altri più potenti nel seguente capitolo, e finirò il presente con rapportare la ricetta d’un’acqua ed estratto di maggior vigore, ma troppo laboriosa, insegnata e praticata dal Diemerbrochio con felicissimo, per quanto egli scrive, e maraviglioso successo nella peste del suo paese. La mischiava però egli con alcun altro de’ medicamenti antipestilenziali poco fa accennati, o con sale di ruta, o di cardo santo, o di scordio, o con estratto d’angelica, o di cardo santo, o coll’aceto bezoartico riferito di sopra nel capo III, ovvero con bolo armeno o con terra sigillata.