℞. Gomme sagapeno, ammoniaca, galbano, ana dram. 3; trementina cotta, cera vergine, ana dram. 4 e mez.; magnete arsenicale sottilmente polverizzata dram. 2; radici d’arone polverizzate dram. 1. Le gomme si depurino, cioè si sciolgano con aceto scillitico, e si cuocano a consistenza di empiastro.
Ma affinchè si sappia ciò che sia la magnete arsenicale, ecco la maniera di prepararla:
℞. Arsenico cristallino, solfo vivo, antimonio crudo, ana, cioè parti eguali. Polverizza tutto in mortaio di ferro, e ponlo in vaso fortissimo di vetro al fuoco di arena, finchè il vetro ottimamente si riscaldi, e le suddette cose si disciolgano e liquefacciano, il che si osserverà quando si manderà giù al fondo qualche filo, il quale tirato su sarà rigido a guisa di trementina, e darà segno di bastante cottura. Poi leva il vetro dal fuoco, e quando sarà raffreddato, rompilo, e sottilmente polverizza quella pietra, serbandola per l’uso.
Silvio de le Boe anch’egli loda assaissimo la suddetta magnete. Nell’anno 1655, allorchè la peste malmenava la città d’Utrecht ed altre molte in Fiandra, fu ritrovato per la cura dei carboni l’olio, o sia il butirro d’antimonio. La maniera di adoperarlo era questa: Ungevano leggermente con una piuma intinta in esso olio il carbone, dopo averlo prima attorniato con un cerotto difensivo per impedire la dilatazione del corrosivo. Ora scrivono che esso carbone mirabilmente in poco tempo si separava dalla carne sana, e che potevasi facilmente staccare. Di più era tale unzione efficacissima per impedire il serpeggiare e dilatarsi dei carboni. Con fidanza m’induco a proporlo e a credere che possa veramente riuscire di gran profitto, perchè il Diemerbrochio, medico poco creduto, e assai guardingo e sincero, ci assicura d’averne provato maravigliosi effetti, con chiamarlo anche acerrimum quidem, sed aureum certe remedium. Altrettanto ne attesta per esperienza anche il suddetto Silvio de le Boe. E sapendo io che del pari i medici italiani se ne servono con buon successo, come d’ottimo rimedio caustico o corrosivo, in altri casi, purchè se ne vagliano a tempo e con cautela, perciò me l’immagino giovevolissimo anche in tempi di peste. Lo Scradero nella sua Farmacopea, e il Donzelli nel Teatro Farmaceutico con molte lodi rapportano la ricetta della composizione suddetta nella seguente forma:
Olio, o sia butirro d’antimonio.
℞. Antimonio purissimo, mercurio sublimato, parti eguali. Mischia accuratamente in mortaio di pietra con pestello di legno, avvertendo di non toccar mai colle mani la composizione; e poi mettila nella storta di vetro, e quindi posala in cantina per tre giorni, acciocchè gl’ingredienti s’inumidiscano. Appresso per la stessa storta si distillino in arena a fuoco mediocre o a fuoco aperto accresciuto a poco a poco. Ne uscirà liquore, o sia butirro d’antimonio a guisa di ghiaccio. Se si quagliasse nel collo, accostavi cautamente un carbone infuocato, acciocchè resti libera l’uscita al medesimo. Uscito il butirro, accrescendo il fuoco, sublima nel collo della storta il cinabro, che chiamano d’antimonio. Si rettifichi dunque per istoria il liquore uscito; o pure quest’olio avanti la rettificazione s’impregni del suo cinabro, il che si fa coll’aggiungere al suddetto olio il cinabro tritato, e farlo stare così per 24 ore in vetro chiuso entro la cenere, affinchè in tal maniera s’unisca bene il tutto, dopo di che si rettifichi per istoria di vetro.
Voglio aggiugnere la maniera tenuta dal Cristini (chimico anch’esso) nel curare i carbonchi durante la peste di Roma del 1656. Applicava egli alla vescica de’ carboni, coprendola tutta, uno dei seguenti trocisci, inventati però dal Riverio suo maestro.
Trocisci per curare i carboni.
Togli fecce di regolo d’antimonio, e mettile in luogo umido sopra un marmo e sotto d’un vaso, di modo che non vi possa piovere sopra, ma vi penetri la sola aria. Si scioglieranno in olio, che poi si dee esalare a fuoco lento, e se ne formerà un sale pungentissimo, del quale prendi onc. 1. Aggiungi mercurio sublimato onc. 1; farina d’orzo e di lente, ana onc. 2; gomma dragante liquefatta in acqua rosata dram. 2. Formane trocisci, che applicati ai carboni, mirabilmente corrodono la carne cattiva.
Empiastro da applicarsi intorno ai carboni.