Castelnovi, penultimo decembris 1524.

CLXII

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. È accaduto a questi dì, quando la gente del Duca di Albania passorno per questa provincia, che alcuni soldati presero a Vitiana uno delli nostri, il quale andava drieto il campo per pigliare denari; che, per quanto ne ho relazione da uomini degni di fede, è giovane da bene; ma quelli soldati, o per rubarlo o per qualche suspizione che a loro nascesse, lo presero, come ho detto, e legaronlo, imputandoli che era delli banniti di questo paese, e che andava drieto al campo per fare qualche tristizia. Di poi accadde, che giungendo a Diecimo, incontrando uno suo parente detto Cristoforo di Lucca da Dessa, ed essendo da lui conosciuto, fu per opera di colui aiutato e favorito in modo che se ne fuggì. Pare che dalli prefati soldati sia stato fatto relazione a V. S., di sorte che hanno fatto pigliare il detto Cristoforo siccome uno commettitore di grandissimo fallo per avere liberato costui. Io fo fede a V. S. che questo che prima fu preso, nominato Battista di Gio. Andrea da Sassi, è di buonissima famiglia, nè da chi lo conosce è reputato se non per giovane da bene, e non ha bando nè condennazione alcuna; sì che nè quell'altro che l'ha liberato ha commesso per questo grande errore: onde io lo raccomando a V. S., e le prego che se non l'hanno ritenuto per altra causa, siano contente per amore mio liberarlo: in buona grazia delle quali sempre mi raccomando.

Castelnovi, 13 ianuarii 1525.

CLXIII

Agli Otto di Pratica di Firenze

Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi. Credo che a Vostre Signorie sia a mente, che alcuna convenzione è tra esse e lo Ill.mo signor Duca mio di non permettere che li banditi del dominio dell'uno stiano su quel dell'altro. La qual convenzione, poichè per il prefato Signor mio mi fu notificata, ho sempre integramente osservata in questa provincia a me da Sua Eccellenza commessa; chè li banditi di cotesta eccelsa Repubblica ho avuto nel medesimo conto ch'io ho li banditi e ribelli di Sua Eccellenza; e quanto più mi pare di fare il mio debito, tanto mi dà più da dolere il non mi vedere rendere il cambio. Già molti dì sono mi dolsi con Vostre Signorie che in Fivizzano, e nel suo capitaneato, era dato ricapito ad alcuni che di qui eran banditi per omicidii e assassinamento fatto in le persone del figliolo e della madre delli Conti di san Donnino; e da Vostre Signorie mi fu risposto che circa a questo avevan scritto al suo Commissario di Fivizzano, come avesse da fare. Ma qual fusse tal commissione e come quel Commissario avesse da fare, io non potei saper mai; se non che vedendolo pure perseverare in patire che tali ribaldi stessino in la sua provincia, mi pensai che così fusse di mente di Vostre Signorie, e mi stetti senza replicare altro, persuadendomi, che per qualche ragionevole rispetto esse volessino così; e mi bastò che quelle fussino da me state avvisate. Così voglio fare ancora al presente: notificare ad esse, che uno detto Bernardello da Ponteccio, bandito di questa provincia per tanti omicidii, furti, assassinamenti e violenze d'ogni sorte, che a volerle esplicare non basteria nè questo nè dieci altri fogli appresso; poichè non trova più ricapito altrove; chè non è luogo qui intorno dove non abbia fatto qualche enormissimo delitto; si è ridotto a Fivizzano, e per quanto mi ha riferito chi lui, e due suoi compagni non migliori di lui, l'un detto Pellegrino e l'altro Rafaello, ha veduti su quello mercato, hanno il salvocondotto da quel Commissario di starci sicuramente. Io n'ho voluto dare avviso a Vostre Signorie, e supplicarle, che se non è di suo consenso che ci stiano, e che si manchi delli capitoli e convenzioni, sieno contente per amor della giustizia di commettere che questi tre assassini famosissimi sieno presi, e fare che sia di loro eseguito secondo il merito; chè mi rendo certo che anco nel dominio di Vostre Signorie abbino commesso più di un delitto notabile, e quando qualche rispetto ritenesse quelle da far questo effetto, almeno comandino che siano cacciati, e non patischino che tal peste infetti il suo paese. Se anco per qualche causa (che io non so) a Vostre Signorie piace che abbino ricapito e favor su 'l suo, io non sono per oppormi alla volontà loro, e mi basterà che non sia mancato per me di non averne dato avviso: e se bene non serò ricambiato circa questo officio e debito, non resterà per questo ch'io non osservi, quanto dal mio Signore illustrissimo mi è stato imposto, di avere li banditi e ribelli di Vostre Signorie come capitali nimici di Sua Eccellenza, e che in questa e in ogni altra cosa ch'io possa, io non studi di sempre gratificare Vostre Signorie; in bona grazia delle quali sempre mi raccomando.

Castelnovi, 17 ianuarii 1525.

CLXIV