È ricordata anche dall'Ariosto, Orlando furioso, c. XLVI, st. 4. Nella Cronaca modenese di Tommasino Lancillotto (Parma, 1862, T. I, pag. 141-42) si riporta il seguente fatto che ci dà prova della condotta dell'Angela Borgia anche dopo il suo matrimonio con Alessandro Pio: «Domenica, a dì 8 settembre 1510. La mogliera del sig. Alessandro Pio signore di Sassuolo è stata menata via da Sassuolo dal sig. Galeazzo Pallavicino in parmigiana, e lei ci ha dato Sassuolo nelle mani per essere della parte dei Francesi, contro la voglia del suo consorte».

[33]. Ariosto, Opere minori, Tomo I, pag. 849.

[34]. Idem, ivi, pag. 267 a 276.

[35]. Ariosto, Opere minori, Tomo I, pag. 251.

[36]. Canto III, st. 60-62, e canto XLVI, st. 95.

[37]. Lettera d'Isabella d'Este duchessa di Mantova al cardinale Ippolito, del 5 febbraio 1507, in Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, libro III, capo III.

[38]. Fin dal 1486 venne rappresentata in Ferrara la commedia de' Menecmi di Plauto, traduzione fatta ad istanza di Ercole I, la cui sola messa in scena gli costò mille scudi, e diedesi pure il Cefalo, favola pastorale di Nicolò da Correggio. Ma senza estenderci su questi spettacoli, ricorderemo almeno di aver rilevato dalla Cronaca del Zambotto, che per festeggiare l'arrivo in Ferrara di Lucrezia Borgia sposa ad Alfonso d'Este vennero recitate dal 3 all'8 febbraio 1502 cinque commedie tradotte da Plauto, e cioè l'Epidico, le Bacchidi, il Milite glorioso, l'Asinaria e la Casina.

[39]. Bonav. Pistofilo, Vita di Alfonso I, cap. XI.

[40]. Ariosto, Furioso, canto XL, st. 3.

[41]. Bon. Pistofilo, Vita di Alfonso I, cap. XIV.