[87]. Dante, Purgatorio, canto XXIV, v. 24.
[88]. Bon. Pistofilo, l. c., cap. L.
[89]. Abbiamo tre edizioni della Lettera del duca, una di Ferrara e due di Venezia, di 4 carte in forma di quarto piccolo. La risposta della corte di Roma impressa in quella città è di carte 20, più altre 4 carte in fine che contengono la ristampa della Lettera del duca, nel formato pure di quarto piccolo.
[90]. Il Muratori parla della Lettera o Manifesto del duca contro Leone X, ma sembra che non conoscesse la risposta che vi fece la corte di Roma. Antichità Estensi, tomo II, pag. 326.
[91]. Rinaldo Ariosto aveva tre figliuole, Lucrezia e Costanza maritate ne' conti Antonio e Ruggiero da Bagno, e l'altra per nome Bianca (oltre ad Ercole naturale che si fece frate minore di S. Francesco), non aventi diritto alla successione dei beni feudali. La marchesana di Mantova sentendo che le facoltà libere lasciate dal conte Rinaldo si trovavano molto scarse, fu sollecita di raccomandare con lettera del 21 luglio 1519 al duca di Ferrara le due sorelle Lucrezia e Costanza affinchè potessero conseguire il pagamento di due mila scudi che il padre aveva loro assegnato per dote. — La parentela dei da Bagno cogli Ariosto prestò occasione al nostro Poeta di indirizzare unitamente al proprio fratello Alessandro e a Lodovico da Bagno la Satira II, e tanto più che quest'ultimo fu anche cancelliere del cardinal d'Este.
[92]. Il Fattor ducale in Ferrara era capo direttore dei beni Camerali colla presidenza all'economia e contratti privati del principe. L'amministrazione dei beni Camerali era giudice in causa propria, e questo privilegio venne conservato altresì in Modena sotto gli Austro-Estensi finchè durò il loro dominio.
[93]. Supplica dei fratelli Ariosto al duca Ercole II, che si vedrà riportata come ultimo documento sotto il n. XVII.
[94]. Ariosto, Opere minori, tomo I, pag. 307 e 308.
[95]. Ariosto, Opere minori, tomo II, pag. 356, nota 4.
[96]. Questa seconda possessione formava forse il miglior beneficio ecclesiastico fra quelli avuti dal cardinale Ippolito, e che l'Ariosto fu obbligato di rinunciare, cessando di servirlo.