Sì rabbiosa procella d'acqua e venti,

Possa esser degno che a trovar si vada?...

Altre pioggie al coperto, altre tempeste

Di sospiri e di lagrime m'aspetto».

[106]. Il sig. cav. Vittorio Della Nave quando venti e più anni sono tenne l'ufficio di Sottoprefetto in Garfagnana ebbe il lodevole pensiero di cercare e ricuperare quasi tutte le lettere (andate in gran parte smarrite) che il duca Alfonso I diresse all'Ariosto durante il suo commissariato, e ne preparò anche accurata copia in un grosso e ben ordinato volume con altri documenti relativi alla provincia medesima prima e dopo quel tempo; volume del quale degnossi ultimamente far dono gradito alla R. Deputazione modenese di storia patria. Le lettere scritte dal duca all'Ariosto in Castelnovo dall'8 marzo 1522 al 5 giugno 1525 sono 117, e servono per la maggior parte di risposta a un centinaio di lettere che si citano mandate dall'Ariosto allo stesso duca e ai suoi due segretari Pistofilo e Remo. Non essendosi rinvenuto nell'Archivio di Stato in Modena che una metà circa delle citate lettere, è dunque da lamentare che l'altra metà andò perduta nei vari incendi sofferti dall'Archivio Estense in Ferrara. E noi che conoscevamo soltanto le ultime sedici lettere suddette offerte molti anni sono alla stessa Deputazione dal ricordato socio prof. Olinto Dini, non abbiamo potuto abbastanza giovarci delle anteriori perchè il dono del signor Della Nave arrivò allorchè il testo delle presenti lettere dell'Ariosto terminavasi di stampare.

[107]. Fra le cure del commissariato si assunse anche quella di tenere i registri di dare ed avere, e nell'Archivio di Stato in Modena abbiamo un libro di 20 carte in foglio scritto di pugno dell'Ariosto, e intestato Conto de' Balestrieri a l'anno MDXXII. A destra trovasi il Dare della Camera ducale dalle Vicarie diverse, tassate del mantenimento proporzionale degli uomini d'arme. I Balestrieri erano 10, che percepivano L. 1,2 il giorno, e il capitano Giovanni Manara col suo famiglio L. 2,6 di moneta lunga ferrarese, ossia di marchesini.

[108]. Il duca a queste proposte rispondeva il 31 luglio 1523, che «sarìa troppa gran ruina e crudeltà di bruciare case, tagliare vigne, minare i campanili, e che i padri fossero tenuti per gli figliuoli»; ma essendo poco dopo avvenuto l'assassinio della intiera famiglia dei conti di San Donnino per opera dei Madalena, altra famiglia potente e rivale dei detti conti, il duca ne provò tale risentimento, da permettere all'Ariosto di usare ogni giusta severità contro i delinquenti, con spianare e bruciare ancora le case loro: e gli mandò a tale effetto un rinforzo di soldati da pagarsi colle confiscazioni e condannazioni; e quando avesse alcun dubbio in iure, si consultasse col capitano della ragione (Lett. del 13 settembre).

[109]. Le relazioni degli Anziani della Repubblica di Lucca col commissario di Garfagnana furono sempre cordiali; ed anzi racconta il citato Garofolo, che «occorrendo all'Ariosto per certi particolari del suo ufficio abboccarsi con uno de' principali gentiluomini di Lucca, si trasferì secondo l'ordine appuntato tra loro a S. Pellegrino, dove non pure trovò il gentiluomo, ma molti altri de' primi della terra, che in compagnia di molte gentildonne, tratti dalla fama del suo valore, erano concorsi e per vederlo e per onorarlo, e così trattenutolo ad una onorevolissima abitazione, l'accolsero ad una mensa molto splendidamente apprestata, facendogli a gara segnalate cortesie, ed usando verso lui insolite dimostrazioni di amore e di riverenza».

[110]. Fra le quattro o cinque gite dell'Ariosto a Ferrara durante il suo commissariato di Garfagnana, quella che avvenne tra il mese di marzo e l'aprile del 1523 fu ordinata dal duca, il quale gli scrisse di recarsi a Ferrara per 15 o 20 giorni a motivo di certo negotio che avemo a cuore, non gravandolo però di molta fretta.

[111]. Valentino Carli, Storie della Garfagnana antica, libro VI. Ms. presso la Biblioteca Estense di Modena.