[161]. Fra Mariano Fetti laico domenicano che fu successore di Bramante e antecessore di Sebastiano Veneziano nell'ufficio del piombo. Costui fu principalissimo giullare della corte di Leone X insieme col Baraballo, col Querno e simili; ma fu anche in un tempo amico e fautore degli artisti (G. C.).
[162]. Il signor march. Campori lesse: forami. — Il Fanfulla della domenica (n. 4, 24 gennaio 1886), che ristampò in parte questa lettera, ha: per mo se foravano. — E avendo detto più sopra: «capreti di Fra Mariano», invece di capreci, lo riteniamo errore di stampa.
[163]. Figurando la scena dei Suppositi la città di Ferrara, dice che Ferrara era venuta a Roma sotto fede del card. Cibo (nelle sue stanze) per non esser da meno di Mantova, ossia di un'altra commedia colla scena in Mantova, la quale l'anno avanti era stata egualmente portata a Roma dal card. di Bibiena (per favore e cura di lui). Un giuoco pressochè eguale di parole è fatto dall'Ariosto anche nei due prologhi della commedia Il Negromante che ha la scena in Cremona, e da poter servire alle recite di Roma e Ferrara.
La commedia poi che si accenna recitata in Roma nel 1518 potrebb'essere, fra l'altre, l'Eutichia di Nicola Grasso mantovano, la quale ha la scena in Mantova e si dice nel Prologo esposta in diverso luogo (però in un pubblico teatro): commedia che fu stampata in Roma l'anno 1524, contemporaneamente ai Suppositi in prosa dell'Ariosto, ed alla Calandra del Bibiena ecc.
[164]. Veggasi il Prologo dei Suppositi in prosa ed in versi: ma sembra che l'Ariosto facesse per la rappresentazione di questa commedia in Roma un nuovo Prologo in cui si accennasse la gara tra Mantova e Ferrara e avesse ancora maggiori bisticci aromatici (allusioni men che oneste) per soddisfare vie più all'umore di Leone X.
[165]. Cioè il card. d'Aragona (Vedi Fanfulla cit.)
[166]. Uomo del duca d'Urbino (Vedi Fanfulla cit.).
[167]. Qui nel Fanfulla è saltata una riga, e perciò il senso resta interrotto.
[168]. Forse Madama Margherita zia di Carlo V, la quale tenne il governo delle Fiandre dal principio del 1508 al 1º dicembre 1530, nel qual giorno morì (G. C.).
[169]. Fè rara per Ferrara; allusione al fatto svolto nella commedia che si finge avvenuto in quella città e al ferrarese Ariosto autore di essa (G. C.).