[220]. Trecent'anni leggono per errore le prime edizioni.
[221]. Allude alla tenuta di Bagnolo ereditata dal cugino Rinaldo Ariosto, negatagli dal fattore ducale Alfonso Trotti, ed alla rinuncia che dovette emettere de' benefici ecclesiastici per non aver voluto seguire in Ungheria il card. Ippolito d'Este. Vedi anche l'ultimo documento alla Prefaz. storico-critica di questo libro. All'Ariosto furono attribuiti due sonetti satirici contro il Trotti perchè si trovarono scritti di sua mano (Opere minori, T. I, p. 307-8). Io li credo invece dettati da Antonio Cammelli detto il Pistoia.
[222]. Il Negromante. Non pare fosse recitata in Roma, ove però l'anno prima si diedero i Suppositi dell'Ariosto colla scena dipinta da Raffaello nel palazzo papale, stando lo stesso Leone X a regolare l'entrata degli spettatori. Sulla recita delle sue commedie parla l'Ariosto nella lettera del 17 dicembre 1532 più avanti riportata.
[223]. Chiamato anche l'abbate di Gaeta dal luogo ove nacque. Credendosi assai valente verseggiatore serviva da buffone a Leone X, il quale nel 1515 lo mandò con sontuoso e burlesco trionfo sopra un elefante per Roma fra le risa e gli scherni del popolo a farsi incoronare poeta.
[224]. N'ebbi copia, come inedita, dal ch. Gaetano Milanesi.
[225]. Questa e così le altre lettere dirette agli Anziani suddetti furono tratte dai copiari dell'Archivio di Stato in Lucca e pubblicate la prima volta dal signor Angelo Fondora nel Gior. stor. degli Archivi Toscani, 1862.
[226]. Le sottoscrizioni sono omesse nelle seguenti lettere, quando si trovano conformi alle antecedenti.
[227]. Le lettere agli Otto di Pratica e ad altri ufficiali della Repubblica fiorentina vennero tratte dall'Archivio centrale di Stato in Firenze per cura del ch. G. Milanesi, e pubblicate la prima volta nel Gior. stor. degli Archivi Tosc., 1864.
[228]. Forse casa.
[229]. Andrea Doria il più grand'uomo di mare del suo tempo e che divenne il ristauratore della libertà genovese. — Fra Bernardino d'Airasa ammiraglio gierosolimitano.