[267]. Usa sempre ogni modo, ommessa a maggiore speditezza e fuggir l'iato, la preposizione a, più conforme al latino omnimodo.
[268]. Appresso per dopo, locuzione avverbiale elittica molto usata in queste Lettere e che l'Ariosto qualche volta riempie: Appresso gli significo che ecc.
[269]. Notisi deserto per chi non ha credito nè sèguito, che in questo luogo è bellissimo modo: ma forse a taluno non potrà piacere la frase di certi banditi.... e sono due deserti, ove il numero indeterminato si riducea un determinato troppo ristretto, ed ove anche i nomi de' banditi non sono affatto indeterminati poichè uno era detto il Frate.
[270]. Veggasi anche la Lettera [LXXVI].
[271]. Cioè il conte Carlo figlio di Giovanni che fu anch'esso ucciso. Manca la lettera antecedente qui accennata; ma veggansi in proposito le successive lettere [CIII] e [CIV]. Il duca scriveva all'Ariosto il 23 maggio 1524: «Perchè lo assassinamento nella persona del conte Carlo da Sandonnino e della madre, con rapimento delle lor robe, fu tanto atroce e di sì malo esempio, e tanto ci dispiacque, che sempre avemo giudicato che tutti quelli che ne furon partecipi e colpevoli meritino d'esser severissimamente puniti e desideriamo che la giustizia abbia loco.... vi replichiamo che non solamente contra quel Iacopo Buoso che avete nelle mani, ma anco contra qualunque altro capitasse nelle vostre forze, che in modo alcuno avesse colpa nel detto assassinamento, volemo che possiate procedere, condannare ed eseguire rigidamente secondo che ricerca la natura del caso, non come Capitano, ma come Commissario ecc.» Una contessa Vittoria di San Donnino (la cui famiglia ebbe un Vescovo di Modena nel 1465) fu madre del celebre cardinale Pietro di Giammaria Campori, nato in Castelnovo verso l'anno 1554.
[272]. Per parte italiana (contraria al duca di Ferrara alleato colla Francia) s'intende la Lega che per cacciare d'Italia i Francesi era stata fatta dal papa coi Veneziani e l'imperatore. Qui però, da quanto si scorge più innanzi alla Lett. [CXIV], si accenna a chi favoriva di prender soldo nell'unica milizia veramente italiana comandata da Giovanni de' Medici detto dalle bande nere che allora dimorava in quelle vicinanze, avendo comprato alcune terre nella Lunigiana, e fabbricatovi una fortezza. Ad istanza del cardinale Giulio de' Medici, che fra poco vedremo papa, Giovanni erasi ritirato dai servigi della Francia per darsi a quelli della Lega (Vedi E. Ricotti, Storia delle Compagnie di ventura, vol. IV).
[273]. Alla morte di Adriano VI, 14 settembre 1523, essendosi il duca affrettato di ricuperare i suoi Stati durante la sede vacante, ebbe Reggio il 29 detto mese, ed ora trovavasi in Rubiera, che, fatta sollevazione contro Lionello Pio governatore papale, gli aperse le porte. Avverte il Panciroli, Storia di Reggio, che a' suoi tempi Rubiera era considerata la più celebre di tutte le fortezze tra Milano e Cesena.
[274]. Il duca, prima di passar sotto Reggio, tentò ancora di riaver Modena, ma Guido Rangoni alla testa di molti soldati la mantenne nel governo della Chiesa. Perciò il nuovo papa Clemente VII donavagli molte terre e lo conservava al presidio di Modena sino al 1526, in cui fu destinato al comando dell'esercito della Chiesa per la nuova Lega contro Carlo V.
[275]. Cioè non ieri ma l'altro giorno avanti, corrispondente all'affermativo ier l'altro, e che può meglio precisare il giorno che non fa l'altro ieri. L'usò anche nella Lett. [LXI], p. 110.
[276]. Pistofilo. Manca la Lettera qui accennata.