[277]. Giulio de' Medici fu eletto papa col nome di Clemente VII il 19 novembre 1523.

[278].

Qui vanno gli assassini in sì gran schiera,

Che un'altra, che per prenderli ci è posta,

Non osa trar del sacco la bandiera.

(Ariosto, Sat. V).

[279]. Manca in questa Lettera la prima metà del foglio.

[280]. «Ecco il dotto, il fedele, il diligente Segretario Pistofilo»: così l'Ariosto all'ultimo canto del Furioso, e gli diresse anche la Satira VI, per ringraziarlo delle offerte di ottenergli che fosse mandato ambasciatore a Clemente VII, invece del commissariato di Garfagnana.

[281]. Questa Lettera e la maggior parte di quelle che seguono dirette al duca di Ferrara sono molto consunte dal fuoco e dall'acqua. S'intendono sempre mancanti nei luoghi punteggiati, o supplite per approssimazione colle parole in corsivo. Nella parte omessa della presente ho potuto rilevare da parole qui e là intelligibili, che l'Ariosto si lagna del Capitano della Ragione il quale, all'unico scopo di accrescere il proprio guadagno, non solo vietavagli qualunque ingerenza nel di lui officio, ma avrebbe ancora voluto far buona parte di quello del Commissario, giacchè ottenne altresì che fosse rivocata ogni autorità di comporre litigi senza la sentenza del giudice.

[282]. Da ciò si ricava che il 7 febbraio 1522 fu il giorno preciso in cui l'Ariosto venne nominato Commissario, come dalla Satira V si conosce che solo nel 20 del mese stesso si portò in Garfagnana. Veggasi anche l'Elegia III ove descrive il suo viaggio con procella d'acque e venti.