[283]. Notinsi i motivi e la proposta di questa votazione.
[284]. A questa magnifica Lettera (salvatasi fortunatamente dal fuoco) allude il Tiraboschi, ove dice: «Una tra le altre è degna di considerazione per la libertà con cui (l'Ariosto) in essa si duole che il duca non sostenga la sua autorità e gli ordini da lui dati in quel suo governo, ma si lasci talvolta piegare ad annullar le sentenze da esso date.» (Storia della Lett. ital. T. VII).
[285]. Magistro per magistrato. Così il Davila dice maestro il maire de' Francesi. (Storia delle guerre di Francia, lib. II).
[286]. Anche questa lettera diretta al Pistofilo è perduta.
[287]. La desinenza in ivo applicata ai participî dà ai medesimi la forma esteriore dei nomi qualificanti, che perciò diconsi non aggiunti ma aggiuntivi. Per conseguenza direttivo ha virtualmente e in potenza quello che diretto ovvero indirizzato ha in atto.
[288]. Intende le genti di Gio. de' Medici, o come dice altre volte di parte italiana, le quali essendo venute a contesa coi marchesi Malaspina, devastarono la Lunigiana, occupando e malmenando ancora alcuni luoghi di Garfagnana.
[289]. Gio. de' Medici trovavasi allora a Roma.
[290]. L'Ariosto potrà essersi compiaciuto della coincidenza di un nome cavalleresco in chi fece restituire al duca la rôcca di Camporgiano, vedendo assunti per nomi di guerra quelli che erano resi celebri dai poeti romanzieri dell'epoca. È a notarsi altresì che la Lett. LXI ricorda un ghiotto Margutte, il cui soprannome di biasimo sembra derivato dal poema di Luigi Pulci, potendo anche questo Margutte ripetere coll'altro: «Io fui prima alle strade malandrino.» (Morgante Maggiore, cant. 18, st. 136).
[291]. La Lettera ha la data di Ferrara per errore di penna, chè senza dubbio venne scritta, come l'antecedente dello stesso giorno, da Castelnovo.
[292]. Questa Lettera, a differenza di tutte le altre, non pare di pugno dell'Ariosto.