[293]. Questa Lettera ripete in gran parte quello che fu detto nella [XCI] del 15 luglio 1523. Manca della data del giorno e mese, e l'ho qui posta dopo l'antecedente, che resta interrotta perchè consunta nell'ultima parte, avendo nel presente caso seguito l'ordine dell'antica collocazione in filza di tali autografi. — Dalla data del 1524 rimasta leggibile, si rileva che la causa dopo un anno era nello stesso piede di prima.
[294]. Abbiamo la risposta del duca Alfonso a questa Lettera, in data del 4 agosto, ove dice che in quanto alle rôcche non vuol fare per ora altri Castellani nè altre provvisioni, ma che gli piace e giudica ben fatto che il podestà di Trassilico si riduca ad abitare nella rôcca di detto luogo, sperando che la desterità dell'Ariosto sia per indurre quella Vicaria a ripararla. Approva che siasi scritto al Capitano di Fivizzano ed alli officiali di Lunigiana per ordinare gli uomini loro, e richiama l'attenzione del Commissario affinchè i disordini accaduti in generale ne' giorni passati non facciano sorgere scandalo di inimicizie particolari. Si raccomanda infine che la buona giunta (di 25 uomini) mandata alli balestrieri ordinari sia tenuta unita, onde serva per timore e castigo dei delinquenti e ribaldi, per quiete dei buoni e per servigio dello Stato, sicchè la spesa non sia gittata e fatta invano.
[295]. Queste ultime notizie date dall'Ariosto, unitamente a quelle aggiunte nella Lettera antecedente, mossero il duca a scrivere il 12 agosto al suo segretario Pietro Antonio Torello residente in Napoli presso la corte di quel Vicerè: «.... se ben la persona del Sig. Gioannino de' Medici si trovi in Roma, la gente sua che è in Lunigiana va pigliando li castelli e lochi di quelli marchesi Malaspini, e già ha tolto tutto al marchese Spinetta, e fatto prigione lui con gli figliuoli e moglie in un castello chiamato Monti, e ora dicono che è d'intorno a Fosdinovo che è del marchese Lorenzo, il quale intendemo che è aiutato da San Giorgio, cioè da Genova: e a favore della detta gente di esso Sig. Gioannino, per quanto semo avvisati, son venuti sette pezzi d'artiglieria con le sue munizioni per mare da Pisa: il che tutto comunicarete per parte nostra con lo Ill. Sig. Vicerè, se ben pensamo che S. S. Ill. possa saperlo per altra via meglio che noi; e a S. Ecc. molto ci raccomandate.»
[296]. Così ha il manoscritto.
[297]. Dal R. Archivio di Stato in Lucca, e ne resto obbligatissimo agli amici cav. Salvatore Bongi direttore, e cav. Giovanni Sforza archivista.
[298]. Gli Anziani gli risposero il 14 d'ottobre: «M.ce Dom.e Ci ritroviamo una di V. M.tia in commendatione di Hercole Saltarello gentile homo ferrarese, il quale desidereria essere electo capo di qualche cavallo leggeri o di fantaria in questa nostra città et indichiamo sia persona di buona qualità, integrità et experientia, poi che quella intercede per lui. Ma vivendo noi qua al presente pacificamente, nè havendo bisogno condurre gente, non vediamo ordine poterli gratificare; et quando haremo a fare electione di simili persone, non mancheremo ricordarci di lui per causa di V. M. et demostreremo le commendationi sue non essere state vulgari.»
[299]. Dall'Arch. de' Frari in Venezia. Reg. n. 24, Terra, 1525-27, a carte 227-28, riprodotta nella sua originale ortografia.
[300]. Veggasi in questo vol. la Lettera [XIII], p. 26.
[301]. E cioè due volte a Milano e quattro a Venezia a tutto il 1526, sebbene una di Venezia 1524 porti sul frontispizio con licentia del ditto autore.
[302]. Allude a una terza edizione originale che l'autore fin dal 1527 proponevasi di fare del suo poema e che venne soltanto in luce a Ferrara per Francesco Rosso da Valenza adì 1º ottobre 1532, in-4, di nuovo corretto e ampliato di sei altri canti, come si è già avvertito.