Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Sempre che il commissario di V. S. verrà, io lo vederò e onorerò, come è mio debito, molto volentieri. Di nuovo raccomando Belgrado, e così Giovanni da Montepulciano a quelle; in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 23 aprilis 1523.
LXI
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. V. E. può sapere che per essere stato su quel di Cicerana assassinato un prete pisano da un Nicodemo e da un Minello sudditi de' Fiorentini, ma che tuttavia abitavano a Cicerana, e, per quanto dice il prete, da un Giuliano figliolo di Pellegrin dal Sillico e bandito per esser stato uno di quelli che ammazzâro Ser Ferdiano; benchè alcuni di Castelnovo li quali hanno la protezione di questi dal Sillico non vogliano che 'l prete dica che questo Giuliano vi fosse, e per questo l'hanno molte volte minacciato e minaccian tuttavia; pur la verità sta che esso Giuliano v'era: il qual Giuliano con questi assassini e con Baldone suo fratello e con altri banditi è sempre abitato a Cicerana in casa di sua mogliera e de la mogliera del Moro suo fratello, c'hanno due sorelle e hanno la casa comune; non ostante gli ordini che non si può dar recapito a' banditi, e non ostante che a quel Comune io n'ho fatto molte volte proibizioni e con gride publiche, e con comandamenti particolari in scritto e a bocca, e anco specialmente a questo Moro e alle mogliere, che sotto pena de la disgrazia di V. E. ed essere loro arsa la casa non lascino questi banditi venire in quella casa: per queste disobbedienze e per essere da li sopradetti stato assassinato questo prete, condennai il detto Comune di Cicerana 300 ducati, ancora ch'io conoscessi che 'l Comune non era in tanta colpa di questo quanto era il Moro, chè il Comune aveva peccato per paura e per non poterne fare altro; imperò che questo Moro e li fratelli con li banditi loro seguaci e con la intelligenza c'hanno con alcuni di Castelnovo, si son fatti tiranni e signori di quel luogo. Ma io mi attaccai al Comune perchè non vedevo allora modo di avere questi malfattori e questo Moro lor ricettatore e fautore e partecipe ne le mani, e non mi pareva che ci fosse l'onore di V. E. che questo prete si dovesse ir lamentando di essere stato assassinato nel dominio di quella. V. E. di poi usando insieme giustizia e clemenza è stata contenta che quel Comune, purchè satisfaccia il prete de li suoi danni, del resto de la condennagione abbia grazia. Io che pur avevo animo che chi ha fatto il peccato ne facesse la penitenza, ho tenuto modo che questo Moro mi è venuto a parlare, e l'ho preso e l'ho in prigione, non solo per questo (avvenga che per questo saria degno di grandissima punizione, chè li danari de l'assassinamento son stati partiti in casa sua, e credo ch'esso n'abbia avuto una buona porzione), ma ancora perchè è sempre il capo o gran parte di tutti li assassinamenti che si fanno in questa provincia: ora egli era a San Pellegrino con quelli da Barga e da Sommacologna, or ne la Vicarìa di Sopra con quelli del Costa, or con quelli de la Temporia, per modo che mi pareva che fosse il Signore de la campagna di Garfagnana. Prego V. E. che ad instanza di alcuno che venisse a quella per volerglielo dipingere per un uomo contrario a quello che egli è, non si muova a commettere che non si eseguisca quanto vuol di lui giustizia; ma la supplico appresso che commetta questa causa al Capitano qui di Castelnovo, e non a me che non è mio mestiero, ma in questo dia al Capitano autorità di Commissario; chè se una volta non si comincia a castigare li tristi in questo paese, moltiplicheranno in infinito. V. E. saprà appresso che, non ieri, l'altro, un fratello di costui bandito detto Baldone, con circa 12 compagni o 15, andò a Camporeggiano, e fece spalle ad un ghiotto detto Margutte da Camporeggiano perchè ammazzasse un Giannetto fabbro pur da Camporeggiano; ma l'avventura aiutò quel poveruomo che non fu morto; pur è restato ferito di due ferite, e ritornando indietro verso Cicerana, quando furon ad una villa detta la Sambuca, tolsero un par di buoi ad uno detto Gian-grasso, e li conducevan via, e quel Gian-grasso venne correndo a Castelnovo a me che era circa mezz'ora di notte, ed io feci subito montar li balestrieri a cavallo: ma quelli assassini sentendo venire li balestrieri lasciaron li buoi e se ne fuggiron verso Cicerana. È poi venuto a me Bastiano Coiaio, siccome quello che è procuratore di tutti li tristi, e mi vorria persuadere che questi erano iti a Camporeggiano per fare che quel Margutte facesse la pace con quel Giannetto, e che poi Margutte contra volontà de li compagni aveva voluto ammazzare quel Giannetto, e che questi buoi non avevan tolti per menar via, ma per far paura a un fanciullo acciò che li insegnasse una beretta che tra via era caduta ad uno di questi compagni. Io ho voluto questa escusa sua scrivere a V. E. acciò che quella intenda la cosa e cognosca il vero da la bugia, e questi protettori de' ribaldi non li mostrino il nero pel bianco. Io ho esaminato oggi circa quattro testimoni che depongono, che già è passato l'anno, che 'l Moro con li fratelli si trovò al Poggio in compagnia di due da Sommacologna che ammazzâro un povero uomo suddito di V. Ecc. Io aspetto da quella circa a questo che sia data gagliarda commissione al Capitano qui: in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, 25 aprilis 1523.
LXII
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Li pecorai di questa ducale provincia si dolgono, e massime questi della vicarìa di Castelnuovo, che dalli daziarii di Lucca sono astretti a pagare de' lor bestiami le gabelle maggior del solito; e intendendo io che altre volte hanno voluto fare il medesimo, e che li commissarii miei predecessori se ne sono querelati a V. S., e quelle hanno proibito e con nuove dichiarazioni determinato, qualmente hinc inde nessuna cosa s'abbia a rinnovare; io ho voluto che V. S. sappiano questo, che senza saputa o volontà di quelle credo che molti gabellarii tentino puorre in usanza, con fiducia che V. S. non l'abbino a comportare, e che vogliano che le medesime esenzioni che li uomini di questa Vicaria dànno alli sudditi di V. S., questi reciprocamente le abbino da quelli; dalle quali aspetto intendere che non siano per tollerare questo torto: e in sua buona grazia mi raccomando.