LA MARMOTTA.
I.
Che freddo, che freddo, faceva a Como, in gennaio!
Del Bisbino non era possibile scorgere la vetta, incappucciata in una nuvola grigiastra; e sotto la nuvola s'ampliava una larga distesa di neve; l'aria gelida soffiava di là, movendo le acque del primo bacino, che s'accartocciavano per il brividìo.
Col bavero della pelliccia alzato fino alle orecchie, gli occhi bassi a schivar certi mucchi di neve giallastra ond'era disseminata piazza Cavour, Tullio Sciara accompagnava Estella in quella inutile passeggiata; e correvano ambedue.
Estella gli lanciò un'occhiata di traverso, e disse a un tratto:
— Ha il naso rosso!
Tullio si toccò il naso istintivamente, e la sua amica diede in una risata.
— Anche lei ha il naso rosso, — rispose Tullio per vendicarsi, — e le gote rosse, e il mento rosso. Mi sembra una bambola di legno, da un soldo. È tutta rossa!
— Io sono tutta rosa, — ella osservò pacatamente. — Sono sempre tutta rosa. Mi vedrà all'albergo, quando rientreremo.