— Ma potevamo rimanerci! — protestò l'altro. — Che gusto c'è a intirizzire per le strade?
— No; voglio vedere le mode, le mode di Como.... Quando fa freddo, allora, non si uscirà più?
L'uomo tacque, e seguitò ad accompagnarla, correndo al suo fianco.
Bisognava farle la guardia; ordine di sua zia; e proprio a Tullio doveva toccare di far la guardia a una ragazza di diciassette anni!
Era andato, nel pomeriggio stesso, a Milano, a trovare quella zia d'Estella; una signora alta, capelli nerissimi, labbro superiore ombreggiato da una forte lanugine, occhi neri dallo sguardo imperioso.
E aveva trovato la signora Anna Arrigoni in grande scompiglio, ed Estella sbalordita, umiliata, perchè sentiva d'essere impacciosa.
Estella presso Anna sembrava più fragile e gentile; la giovinetta bionda presso la scura matrona pareva d'un'altra razza, per le forme esili, per le rose delicate del volto, per gli occhi azzurri senz'ombra. E perchè la zia era inquieta e perplessa, Estella, seduta al suo fianco, rimaneva muta, guardandosi intorno come a cercare un rifugio.
— Che me ne faccio, che me ne faccio, ora, di questa bambina? — andava ripetendo la signora.
Parlava a Tullio? Parlava all'aria, o a sè stessa? Egli non avrebbe saputo dire; ma notò che chiamava bambina sua nipote: abitualmente la chiamava marmotta; e quando la rampognava, in giorni comuni, cominciava sempre così: “Tu che sei una donna, oramai....„
— Ma che cosa è avvenuto? — disse lo Sciara.