— È avvenuto che mia figlia sta male, — rispose la signora. — Sa, mia figlia maritata, Francesca? Veda qui: mi hanno telegrafato, e devo partire per Brescia.... E che me ne faccio, che me ne faccio, ora, di questa bambina?

— Non può telegrafare a suo padre, che venga a riprendersela? — domandò Tullio.

La signora Arrigoni fece con la mano un gesto brusco, subito vinto, e addolcita la voce, rispose:

— L'avevo pensato, naturalmente; ma, nel più fortunato dei casi, mio cognato non può esser qui prima di domani, forse domani sera. Sta a Bellagio, è medico; e non ci sono i forestieri che si pagano il capriccio di svernare a Bellagio, come fosse la Riviera? Se ha qualche malato di conto, non può allontanarsi....

Estella osò interloquire.

— Sì, zia, — disse, — ha proprio un malato inglese, un vecchio che deve visitare tre volte al giorno. Me lo ha scritto, papà....

— Vede? — incalzò la signora. — E che me ne faccio, di questa bambina?

— Non ha un'amica alla quale confidarla? Un'amica, la quale possa riaccompagnarla da suo padre?

Tullio aveva il dono d'irritare, quel giorno, la signora Arrigoni, e lo comprese a un altro gesto di lei, non finito.

— Andare in cerca dell'amica, ora! — esclamò. — Mentre il terreno mi scotta sotto i piedi.... Pensi che mia figlia sta malissimo, e vorrei già essere al suo capezzale.... La mia Francesca!