Si alzò d'un tratto, e soggiunse, rivolta allo Sciara:
— Favorisca un istante.
Egli la seguì; entrarono in un altro salotto, sprofondato in tale oscurità che Tullio inciampò prima in una poltrona, poi nel tappeto, e da ultimo in un tavolino, sul quale si produsse un tintinnio che gli fece comprendere che i ninnoli si baciavano.
Ma la signora non vi badò; ritta in mezzo alla camera, ritta e nera nel nero, gli disse con voce solenne:
— Febbre puerperale!...
Lo Sciara non capì, e stette muto.
— Febbre puerperale! — ripetè la signora Arrigoni. — Ci son delle cose che non posso dire davanti a Estella. Ma lei comprende l'importanza di questa notizia; le ore sono preziose; mia figlia è in pericolo, devo correre a Brescia.... Qualche volta una mamma, con una occhiata.... E che me ne faccio di quella bambina?...
La voce della signora tremava ed era velata: la povera donna, in procinto di dare in uno scoppio di lagrime, vibrava di sgomento e d'impazienza.
Tullio si decise: le disse:
— Vuole che la prenda io, Estella, e la riaccompagni da suo padre?