L'impressionabilità femminile non è che il germe; s'atrofizza e muore se non gelosamente custodito e pazientemente sviluppato; dà frutti copiosi, mortali o salutari, se l'uomo accorto lo coltiva. E qualche altra virtù è nella donna, che può formarne la personalità; come lo spirito di sacrificio, che gli uomini apprezzano solo egoisticamente, e la tendenza ad affezionarsi a idee, cose e persone, della quale gli uomini approfittano per tramutar la devozione in servitù.

Perchè un'anima femminile si apra con fiducia e prenda quella forma che diciamo carattere, dev'essere trattata con dignità. La donna ha bisogno di sentire bensì che chi le sta al fianco è più forte di lei, ma che non ha nulla da temerne; e lo comprenderà quando vedrà che l'uomo, il quale rivolge tutta la sua forza morale contro le avversità del destino, è sereno con lei e indulgente, e se la corregge non la umilia, e se può vincerla in logica e in fermezza e in coraggio, non ne ride e non ne mena vanto. La donna ha bisogno, in altri termini, di sentire che è diversa dal suo compagno, ma non inferiore. La scienza dice che questo non è vero, che l'inferiorità della donna è manifesta; ma socialmente è necessario che non si abusi di queste verità scientifiche, perchè l'alcova non è il laboratorio, e la famiglia non è una società d'antropologia: e la scienza facile in mano degli imbecilli è assai più dannosa dell'ignoranza.

Fra tanti orgogli che si son voluti riconoscere alla donna, uno è stato negletto; l'orgoglio d'essere stimata. Nulla meglio avvilisce una donna e alla lunga ce la rende nemica, che il tenerla lontana da ogni nostro pensiero, l'ascoltarla con distrazione, il tacerle cose le quali si potrebbero narrarle senza danno, l'appartarla e il richiuderla in una cerchia d'indifferenza sdegnosa, il farle sentire ch'ella è, sopra tutto, uno strumento pel nostro piacere.

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Ma io mi avvedo che se mi abbandonassi a notar qui le riflessioni che ho potuto raccogliere in una vita d'esperienza, scriverei un proemio sproporzionato al libro e alla sua indole. Non dimenticherò che questa raccolta di novelle appartiene, vuole appartenere semplicemente alla letteratura, e quanto sono andato esponendo, lungi dall'avere un'intenzione polemica, non ha che il fine di spiegare a qual concetto mi sono attenuto, creando questa collezione di tipi femminili.

Che se mi si opponesse essere il mio concetto, indulgente e generoso verso la donna, il frutto d'un'esperienza tutta personale, che non prova nulla, potrei anche concedere; quantunque e la filosofia e l'arte e le opinioni non siano mai altro che il frutto d'esperienze personali. E per ciò il mondo è divertente, e nulla è definitivo e assoluto.

Per conto mio, potrò mutare d'idea sulla donna il giorno in cui ne avrò trovata una capace di condurre a perdizione me; allora dirò anch'io ch'ella non è se non una creatura malefica, «instrumentum diaboli», La Nemica con le iniziali maiuscole....

Ma mi sembra tardi....

Febbraio 1911.

L. Z.