La lotta è rara, e perciò la forza è rara; il caratterisma principale della vita è la mediocrità delle gioie e dei dolori, la volgarità del meccanismo. Pochi uomini hanno il diritto di parlar delle lotte della vita come le avessero viste da vicino, ma tutti ne parlano con gravità sapiente, cosicchè a un giovane credulo la vita dovrebbe apparire come una mischia furiosa in cui migliaia sono i caduti, pochi i vincitori.

Manca invece alla grande maggioranza il maestro, il dolore; quel dolore che noi fuggiamo per istinto e che è fonte d'esperienza, che nei cuori ben fatti consiglia pietà e simpatia invece che odio e sfiducia.

La vita dei più si svolge senza dolore. Messi al riparo da ogni colpo perchè non hanno grandi ambizioni, non mirano in alto, non risvegliano inimicizie, non si presentano con una personalità temibile, gli uomini comuni procedono per una marcia regolare in terreno piano, e nel loro bilancio morale l'attivo e il passivo hanno proporzioni sufficientemente eque.

È dunque ingiusto guardar la vita e parlarne con espressione di corruccio.

Singolarmente avversa e dura per taluni pochi, è onesta per la grande maggioranza alla quale non chiede sforzi eccessivi, e dà un profitto adeguato allo sforzo. Non tutti quelli che declamano contro la vita, hanno lo scrupolo di coscienza di chiedersi che cosa han fatto per meritare meglio di quanto hanno avuto.

Se si conviene, — e bisogna convenire, — che per tre quarti dell'umanità la lotta e il dolore non sono se non imagini retoriche, si deve pur convenire che l'uomo è un debole, il quale mangia, beve, procrea, e fa correre la voce che l'uomo è forte. Quando parla di energie e di battaglie, sembra uno di quei guerrieri giapponesi d'or sono cinquant'anni, che si coprivano il volto con mostruose maschere; volevano incutere paura, e cadevano a centinaia sotto i proiettili degli uomini senza maschera.

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L'infinita quantità di donne insignificanti che s'incontrano in tutti i paesi è pullulata dall'insipienza dell'uomo, il quale non s'è avvisto che la sua donna non aveva carattere e non ne aveva egli stesso tanto da foggiar quello della donna che gli apparteneva. L'ha lasciata poltrire e disfarsi nello stagno della sua impersonalità.

E non intendo con questo rilievo pronunziare alcun anatema, bensì notare appena una necessità sociale; la massa è naturalmente sfornita di qualità d'ordine superiore, e maschi e femmine si confondono in una folla grigia che occupa molto spazio e forma l'opinione pubblica.

Ma di certo, se in quella folla che passa e s'avvia alla morte come al coronamento d'una vita tutta animale, noi ci facessimo a ricercar qualche tipo che avrebbe potuto salire alla classe intellettualmente più alta e moralmente più sensibile, staccandosi in qualche maniera dalla massa grigia, lo troveremmo con maggior facilità tra le donne che tra gli uomini.