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Egli è forte.
Tra le menzogne convenzionali della nostra società, una sopra tutte mi sembra patente: quella che riguarda la forza morale dell'uomo.
Chiunque abbia vissuto con qualche intensità e abbia avuto maniera d'osservare uomini di diverse classi sociali, sa che l'uomo forte è un esemplare tutt'altro che comune. Quando non ondeggino tra una timidezza e un'audacia irragionevoli, passando come tutti i deboli da un abbattimento eccessivo a un'insensata e inopportuna arditezza, gli uomini al cospetto delle avversità trovano difficilmente l'energia per fronteggiare gli ostacoli e gli avvedimenti per superarli.
La bella serenità risoluta, indice della vera forza morale, è rara; più rara l'intelligenza pacata che giova a preparare tutto un piano di difesa e ad attuarlo con sagacia.
In verità quella prima menzogna della forza maschile non è se non la conseguenza d'un'altra menzogna: l'ipotesi della lotta per la vita.
Mentre ovunque si parla di lotta e di lotte, molte esistenze crescono, fioriscono e si spengono senza conoscer da vicino nè la lotta, nè le lotte, molte esistenze si svolgono con un meccanismo sicuro, e giungono pacificamente alla loro meta.
Considerate, ad esempio, l'enorme numero di professioni regolate da leggi di gerarchia e di anzianità, la professione degli impieghi, la professione delle armi, le altre innumerevoli in cui basta uno spirito mediocre per avere una mediocre agiatezza; aggiungete da una parte il rispettabile numero dei ricchi, e dall'altra le organizzazioni che han tolto la combattività all'individuo, lo hanno ridotto a gregario e lo fanno obbedire a una disciplina bassa e stupida; non dimenticate tutti quelli che non tendono ad alte vette, non pensano a grandi mutamenti, non conducono vita intensa di piaceri e di commozioni, e tutti quelli i quali non abbiano una personalità tanto spiccata da crearsi intorno ostacoli e nemici.... E poi dite quanti davvero lottano nella vita, quanti ne conoscono le ore torbide, le ingiustizie amare, i giorni pànici, gli istanti delle grandi risoluzioni.... Quanti?... Io ho dovuto sorridere più d'una volta, vedendomi innanzi qualche piccolo uomo, che mi parlava di lotte sostenute, di guerre e di patèmi, come avesse dovuto respingere da solo un intero esercito. E sapevo benissimo che tutta la sua attività era rivolta ad ottenere la croce di cavaliere della Corona d'Italia. Avuta la quale, non si sarebbe più udito parlare dell'atleta.
Molti son foggiati a questa maniera. A sentirli, si scambierebbero per cacciatori di tigri; poi la citazione d'un giudice conciliatore o l'obbligo di testimoniare in un processo li fa sbiancar di terrore.
La mancanza di lotta fa la mancanza di forza. La vita degli uomini comuni ha questi due segni: pace e debolezza; e fin che la pace dura, i deboli e i forti si somigliano, e si può lasciare che quelli menino vanto delle virtù di questi, augurando ai primi di non imbattersi mai nei secondi.