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Che la donna sia irresponsabile socialmente parlando, è dimostrato da un fatto a tutti noto: non sente l'amicizia. È rarissimo il caso che vi fa incontrare due donne le quali siano legate da una amicizia disinteressata e sincera.
La donna odia la donna. Somiglia in questo alla gallina. In un pollaio, guai alla gallina che si ferisce e perde sangue! Tutte le altre le si precipitano addosso, e a colpi di becco e di zampe la fanno a brani. È la loro solidarietà, il loro sentimento d'amicizia.
La donna non è diversa; odia la sua compagna segretamente fin che l'odio non possa manifestarsi ed erompere con gioia selvaggia. E quando mai sarà il giorno in cui l'odio avrà questa soddisfazione? Quando, naturalmente, la donna sia caduta e in pericolo.
In occasione di due processi celebri, Steinheil e Tarnowsky, io mi son piaciuto a interrogar molte donne sulla sorte che avrebbero riservata alle imputate. E ricordiamo che le imputate eran dipinte come donne affascinanti, quale per bellezza, quale per grazia femminile. Nessuna delle signore che io interrogai espresse un pensiero d'indulgenza, nessuna avrebbe accordato le attenuanti; tutte augurarono la pena di morte, e qualcuna, — piccola gallina feroce, — si rammaricò che la morte non si potesse dare con lunga e squisita tortura.
La donna odia la donna, e non ha dunque il ristoro di quel sentimento che è tra gli uomini assai forte. Gli esempii classici dell'amicizia sono nella letteratura attinti alla vita maschile, da Patroclo e Achille a Damone e Pizia. Non si ricordano coppie di amiche le quali sian passate attraverso i secoli con l'aureola del sentimento nobilissimo.
Sappiamo che cosa sono le amicizie femminili di collegio, traviamenti della pubertà inquieta; più avanti la lotta per la vita, quell'implacato spirito di gelosia che è così acceso tra le donne, schiera le une contro le altre. Esse rinunziano alla terribil forza della solidarietà sociale e sessuale con una incoscienza maravigliosa, per procedere sole nella loro via; rinunziano all'amicizia per l'amore.
Dall'amore, cioè dall'uomo, la donna si aspetta tutto, gioia, tutela, famiglia, aiuto morale e materiale, soddisfazione alle piccole vanità e ai mille desiderii che da fanciulla è andata maturando. Per ciò la sposa è superba e invidiata; per ciò, spietate nel loro odio, le une sorridono delle altre, che abbian vista andar fallita una promessa o una speranza di fidanzamento.
Ma comunque l'uomo si presenti, sotto le spoglie d'un marito o quale un amante, egli sarà la guida e il maestro. La fanciulla è stata educata in un collegio, nel quale le hanno insegnato molte cose inutili o sciocche o contrarie al vero; poi dalla madre, che ha continuato quella educazione lontana da ogni soffio vitale, quella educazione che in certi casi può riassumersi nella raccomandazione di abbassar gli occhi quanto più è possibile, e di vedere e capire quanto meno è possibile. Fortunatamente l'una e l'altra educazione s'accordano anche in un punto, in un solo punto che abbia valore sociale e potenza di difesa: nell'insegnare e sviluppare il pudore della fanciulla. È questo il solo presidio di molte donne.
La bella candida oca è consegnata dall'amore, dunque, nelle mani dell'uomo, il quale dovrebbe plasmarla e avviarla alle prove dell'esistenza, perchè egli è forte, ed essa debole.