Ada non volle ascoltar giustificazioni. Ella era onesta e adorava il marito, non vedeva uomini al mondo fuori del suo Vittorio. Per tagliar corto coi pianti e le suppliche e le genuflessioni di Giannina, le fece gettar le sue robe sulla strada, quantunque nevicasse. Lo scandalo era già durato troppo a sua insaputa e bisognava finirla con quella ragazzaccia senza pudore. Un po' di neve le avrebbe rinfrescata la fantasia.

Messa Giannina alla porta, Ada dovette bere tre bicchieri di Marsala, tanto era agitata; e Vittorio, tornato a casa, la compianse molto, la costrinse a mangiare un po' più del solito per riacquistar le forze, e la lodò per il suo sentimento morale.

Egli era felice perchè Ada ingrassava, si faceva rossa e tonda, rideva con la gola ampia e bianca, e dava la giusta importanza al buon cibo e al buon vino. Anche i bimbi, Pieruccio e Claudino, stupidi come tronchi e maleducati come scozzoni, s'allungavano e s'allargavano. C'era posto per tutti; onde, a distanza d'un anno dalla morte di Marietta, Ada regalò il marito d'un quarto bimbo, al quale fu posto il nome di Mario, per ricordo dell'altra.

Dopo quel parto, Ada, la quale non aveva più di venticinque anni, sembrò sfasciarsi: perduta ogni ambizione, si vestì alla meglio, rinunziò al busto, traboccò di grascia e s'ubbriacò di pigrizia. Aveva la casa piena di gente che veniva a gustar la sua buona tavola, ed ella non si pigliava nemmen la noia di render le visite, sapendo che i suoi amici, foggiati alla maniera di lei e di Vittorio, non avrebbero mancato, per quelle inezie di convenienze, ai succolenti banchetti.

Nella sua vita calma, uguale, monotona e lenta, fu un gran giorno quello in cui s'imbattè in una signora alta e sottile, pallidetta e fine, che comperava in un magazzino come Ada, una stoffa per abito da passeggio.

Ada andò scrutando e squadrando la signora, la quale s'appoggiava allo stesso banco e teneva nelle mani guantate un capo della stoffa, che il commesso le sciorinava innanzi. Andò scrutando e squadrando, Ada, poi si fece coraggio, s'avvicinò meglio alla signora, e le disse:

— Ma io non m'inganno. Tu sei Fosca Giuntini, non è vero?

La signora le lanciò un'occhiata rapida, dalla testa ai piedi, piuttosto sdegnosa; e l'altra comprendendo di non esser ravvisata, soggiunse:

— Io sono Ada Crivelli, oggi Ada Carminati. Ora ti ricordi?

Un lieve sorriso schiuse le labbra della signora, che offerse la mano all'amica. Fosca pareva ancor fanciulla, tanto era flessibile e fresca; i suoi capelli s'eran fatti un po' più oscuri e n'aveva guadagnato la luce limpida e pacata degli occhi grigi. Solo, quel suo piccolo sorriso, un sorriso breve e freddo, metteva una gran distanza tra lei e coloro ai quali ella sorrideva così.