— Mi ricordo, — ella disse. — Ma ti sei fatta maestosa, forte, e non potevo riconoscerti. Ho piacere d'averti incontrata.
— Ed io? — esclamò Ada. — Quante volte ho pensato a te, quante, quante! E non ti vedevo mai....
— Ho passato questi anni sempre in campagna, con mio marito, il conte Gino Fássini.... Siam tornati da poco a stabilirci in città.
— Maritata anche tu! E hai bambini? E sei felice?... E il conte?...
Fosca interruppe gentilmente, col piccolo sorriso breve:
— Vieni a trovarmi. Abito in via Cappuccio.
Tese la mano all'amica, e uscì svelta, leggera, preceduta da un commesso, che l'accompagnò fino alla sua carrozza.
Ada la seguì con gli occhi, attentamente. Era sbalordita. Che signora! Pareva nata principessa; e s'era fatta bella, bella davvero. Ada si sarebbe guardata dal dirlo ad alta voce, ma non poteva negarlo a sè stessa, e per la prima volta l'adipe, la mancanza del busto, il passo troppo greve per la sua età, le rincrebbero.... Cinque o sei anni addietro, ella e Fosca si somigliavano, facevan la stessa vita, ambedue alte, magre, un po' trasognate. E Fosca era tuttora agile, elegante, e aveva aggiunto alla grazia giovanile un'espressione di nobiltà semplice, che bisognava ammirare.
Ada ne fece un cenno quello stesso giorno a Vittorio, il quale scoppiò in una risata fragorosa:
— Magra? Agile? — disse. — Patirà la fame. Ci son delle signore che per avere la vita stretta non mangiano abbastanza. Le donne sottili, io non le posso vedere.... Tu sei perfetta.