E mentre Ada s'alzava, entrò correndo un bambino di quattro anni, biondo ed esile con un giro di bel merletto intorno al collo e tutto vestito di bianco. I suoi grandi occhi tra il grigio e il cilestre rispecchiavano un lembo di cielo placido. Stringeva sotto un braccio un orsacchiotto irto di pelo.

— Valfredo, — disse Fosca, — non vedi la signora?

— Guarda che bel pupo! — disse il piccolo ad Ada, stendendole una mano e piantandole con l'altra l'orsacchiotto sotto il naso.

— Valfredo! — ripetè Ada, mentre carezzava distrattamente il bambino. — È un bel nome.

— Sì, ricorre spesso nella famiglia Fássini. Valfredo IV. È per lui che abbiamo fatto tante economie, tante grosse, dure economie! — esclamò Fosca, attirandosi il bambino al petto e baciandolo.

— Arrivederci, cara, — disse Ada. — Devo fare ancora qualche visita.

Le due signore si abbracciarono. Avevano compreso che in quei brevi istanti un abisso s'era scavato tra di loro, e che mai più non si sarebbero cercate.

Ada uscì. Ma nell'anticamera sostò meravigliata.

Già arrivando aveva creduto d'intravedere; ormai vedeva, vedeva bene, e non s'ingannava.

La ragazza tutta linda, col grembialino candido, che le apriva la porta, era Giannina, la cameriera ch'ella aveva cacciato di casa.