— Tutù, fannullone incorreggibile!...

Tutù si drizzò, inarcando la schiena e strofinandosi ai calzoni chiari d'Aurelio, che sorrise e uscì.

Ma non appena furono nel viale, egli afferrò Ladislao per un braccio.

La luce elettrica sul viale si diffondeva con minor violenza che sulla terrazza dei bagni, e lasciava qua e là il dominio alla bella ombra dei platani e delle acacie.

Qualche brigata di maschi e di femmine si dirigeva alla spiaggia, in attesa della luna, che già all'orizzonte s'affacciava rossa e tonda fra le nuvole.

— Hai visto? — disse Aurelio con voce rauca. — Hai visto? Con un branco di libertini si mostra in pubblico! E vestita che pare seminuda! E beve sciampagna, e fuma sigarette e ride chiassosamente e fa smorfie e strizza l'occhio a quei quattro farabutti che l'accompagnano! E profumata fin nei capelli!...

L'altro non rispose, e i due amici procedettero qualche tratto senza parlare.

Ladislao guardava l'ombra del suo compagno, che si disegnava a terra in obliquo, larga e tozza accanto alla sua, lunga e sottile; e scoperse così che Aurelio doveva aver le gambe un poco storte.

Questo rilievo inaspettato lo fece ridere.

— Rido di me, sai? — disse immediatamente. — Io credeva che tu guardassi il mare e la nave e il cielo, e tu guardavi invece tua moglie! E come; ne hai visto perfino le smorfie!