— Non era possibile resistere! — confessò Aurelio. — Non era possibile ch'io non mi domandassi quale di quei quattro imbecilli dormirà stasera con Giorgina.

— E che t'importa? — osservò Ladislao rudemente. — Essa non ti appartiene più. Tu l'hai cacciata di casa perchè aveva un amante, ed ella si tiene l'amante. Non puoi chiedere che ti sia fedele oggi, libera e abbandonata, se non ti è stata fedele ieri, amata e protetta.

Aurelio Sangiorgi borbottò qualche frase che Ladislao non riuscì a capire; quella logica brutale non gli garbava.

Ladislao ascoltò lo scricchiolìo della ghiaia sotto i loro piedi, e si mise a ridere di nuovo.

— Che hai? — disse Aurelio infastidito.

— Pensavo che tu ti lagni delle minuzie più trascurabili, e perchè beve sciampagna e perchè fuma sigarette e perchè ride. E non dici nulla delle noie che ti dà questa donna, ostentando lo spettacolo della sua perdizione e facendo sogghignare tutta Venezia a tue spese!

— La sua perdizione, la sua perdizione! — mormorò Aurelio. — Che ne sappiamo noi?

L'altro si fermò di botto.

— Ma lo dicevi tu stesso, un momento fa! — esclamò sbalordito.

— Io diceva che commette delle leggerezze! — dichiarò seccamente Aurelio. — Quanto ai ghigni di Venezia, questo è proprio l'ultimo dei miei pensieri, anzi non ci ho pensato mai. Della opinione pubblica io non mi curo; dirò meglio, l'opinione pubblica per me non esiste. L'opinione pubblica è rappresentata da un pugno di malfattori fortunati o di sciocchi paurosi.