— È giusto: arrivederci domattina, a casa tua! — disse Ladis cortesemente.
Ella non gli rispose, evitò di dargli la mano, gli voltò le spalle.
— Bel modo di ringraziare! — mormorò Ladis quando si trovò solo. — Poco incoraggiante per un gentiluomo!
V.
Aurelio si mostrò molto affabile.
La moglie lo aveva preavvisato del suo ritorno con un biglietto, e gli era capitata in casa la mattina, pochi minuti prima di sedere a tavola per la colazione.
Vestiva una sottana rossa di fiamma e una camicetta così trasparente, che le spalle e il petto fino al cominciar dei seni parevan nudi, soffusi appena da una polvere diafana; calzava stivaletti alti di pelle rossa.
Aurelio l'ammirò; gli piacque in modo singolare, dentro la guaina fiammante, il corpo bruno e odoroso, ch'egli ricordava; ma parlò d'affari; apprese con soddisfazione che i debiti di Giorgina non superavano la cifra da lui prevista; e in un medesimo discorso trattò dell'assegno, della bellezza, d'una società per azioni e dell'eleganza di sua moglie, terminando con un sorriso indulgente e una piccola fugace carezza sui capelli di Giorgina.
Questa non dava segno nè di annoiarsi, nè di divertirsi; non la scosse nemmeno lo spettacolo delle sue camere, che ritrovava dopo due anni non tocche in alcun particolare. Mentre essa si toglieva il cappello, Aurelio andò a una finestra e guardò nella via; e tra il brulicar dei passanti, riconobbe un medico, una dama, due avvocati, il negoziante di legna che aveva bottega nella casa, e parecchie serve che tornavan dal mercato di Rialto.
Era l'opinione pubblica che passava, la quale doveva pronunziare il suo giudizio su Aurelio Sangiorgi, che aveva riaperto la casa alla moglie colpevole.