Era sottile come quella giovinetta che sapeva far gli svolazzi coi pattini a guisa d'un calligrafo con la penna; non più bruna di capelli nè bianca di carnato che quelle due fanciulle, le quali correvano e ondulavan sui fianchi sempre l'una avvinta all'altra; non più elegante della piccola bionda, ch'era elegantissima. Bella, fresca, audace, sdegnosa, come quasi tutte le pattinatrici che le mamme, sedute torno torno al rettangolo, si vedevan correre sotto il naso da un paio di settimane.
E tuttavia la sua apparizione sollevò uno scompiglio indimenticabile tra quel pubblico pacifico, al quale si frammischiavano volontieri i giovani e gli uomini maturi in cerca di sensazioni estetiche e di visioni rapide.
Ella aveva un abito bianco tutto liscio, corto, serrato in basso da tre lacci, secondo le ultime leggi; una cintura rossa alla vita e un paio di stivaletti rossi compivano, coi guanti bianchi e un enorme cappello, il suo abbigliamento.... Ma gli stivaletti rossi dispiacquero subito alle osservatrici. Se ne vedevan di rado, da quelle parti, e avevano un significato di provocazione, che non si spiegava, si sentiva per aria, e che scatenò un rumoroso bisbiglio.
La nuova venuta girò gli occhi intorno, con quell'espressione, la quale vi dice insolentemente: Vi guardo, ma non vi vedo. E anche questo dispiacque alle osservatrici, che la fissavano con l'occhialino e non ne perdevano un gesto, nè un movimento, addosso, a un passo, quasi studiassero al microscopio una vita misteriosa e inquietante.
Era accompagnata.... Ma era veramente accompagnata?... Nessuno l'aveva vista entrare.... Però donna Eufrasia Ricciardi assicurò che doveva essere accompagnata dal signore che le era alle spalle; uno di quei temibili uomini, i quali sono stati ripetutamente a Parigi, possiedono un'automobile con cui scarrozzano le più belle ragazze del mondo, tengono tra le labbra la sigaretta spenta e nelle mani l'onore di più donne; e un giorno si scopre che sono ammogliati e non se ne ricordano più.
Non si sapeva veramente se quel terribile signore, con un certo cappello bigio molle piantato di sbieco e tirato sugli occhi, accompagnasse la ragazza. Di chiaro non si vedeva se non sulla faccia d'ambedue, l'uomo e la ragazza, l'espressione della stanchezza; e si vedevano anche sotto gli occhi dell'uomo certe sottili lineette che si sarebbero chiamate rughe.
Le notò per prima Virginia Giordani, che lo guardava avidamente, di sfuggita; ella aveva diciott'anni e andava pazza per gli uomini sciupati, stanchi, col viso “ricamato„ dai giorni e dalle notti e da molte cose di cui non aveva alcuna idea.
L'altra intanto s'era allontanata tra il bisbigliare continuo delle buone dame sedute, e s'era fatto mettere i pattini dall'inserviente. Entrava nel rettangolo, sul marmo grigio. Fu un momento d'aspettazione silenziosa, un solo momento, perchè quella si lanciò subito sul ginocchio destro e sul sinistro, si curvò un poco, prese l'aire, fece una svolta stupenda, passò tra le coppie, raggiunse una velocità alla quale nessuno si arrischiava pur tra i più audaci.
E rise da sola, pensando che le spettatrici l'avevano forse creduta tanto sciocca da arrischiarsi al giuoco senza conoscerlo bene e da cadere goffamente pel loro spasso.
Andava, volava, batteva l'aria in faccia agli uomini che la scrutavano immobili di là dalla sbarra, e sfiorava del gomito le fanciulle, che sentivano ch'ella era diversa, e ne avevano timore ed invidia, maraviglia e soggezione.