Veniva non si sapeva donde, non aveva detto parola, non aveva sguardo per alcuno, e scivolava mirabilmente, pensando a non si sapeva che cosa.... Era il personaggio del romanzo, di tutti i romanzi pullulati nell'ozio di quel passatempo, una fantasia incarnata in una bella persona, venuta su improvvisamente dall'ignoto.
— Bisogna richiamarle, queste ragazze, e condurle a casa! — osservò donna Eufrasia ad alta voce. — Chiamate Lidia; fate segno a Paolina....
Ma le ragazze filavan via, e di qui e di là, e sul ginocchio destro e sul sinistro, mentre l'insidia del valzer torpido le avvolgeva.
Parevano capitanate da quella svelta figurina; le si eran messe tutte dietro, una schiera lunga di paperi, e si facevano sfiorar del gomito a bella posta per sentire che la donna del loro romanzo, la parvenza della loro fantasia viveva, e tentavan d'imitarla quando si curvava un poco per goder meglio della corsa. Nella schiera ve n'eran di men giovani che lei, ed ella sembrava una sorella candida tornata fra le sorelle al giuoco; e senza parere, aveva allentato un poco il suo impeto per non compier troppo presto il giro e non passar dalla testa alla coda. Tutte le altre regolavan la spinta e il ritmo sul ritmo della sorella sconosciuta.
— Chiamate dunque Lidia! — ripetè ad alta voce donna Eufrasia. — E lei lascia sua figlia in quella compagnia?
Non vi fu bisogno di chiamar Lidia. Fatto un ultimo giro, la sconosciuta si fece togliere i pattini e rimase qualche tempo fuor del rettangolo a guardare le compagne d'un'ora che correvan tuttavia: ciascuna passando le gettava un'occhiata interrogativa e timorosa, ed ella le seguiva con un'occhiata lunga e meditabonda. Non si capivano ancora, ma si parlavano.
Poi la giovane sentì l'alito ardente degli uomini intorno, l'urgere d'un desiderio sfrontato, e dovette allontanarsi.
Parecchie signore s'alzarono con un pretesto a seguirla e a veder dove andava; gli uomini senza alcun pretesto le si precipitarono innanzi per farle ala e squadrarla ancora da capo a piedi.
Ma a fianco di lei si mise il signore dal cappello bigio e molle tirato sugli occhi, il terribile signore che doveva essere stato più volte a Parigi, e teneva tra le labbra la sigaretta spenta.
Virginia Giordani osò spingersi tra gli uomini, senza levarsi i pattini, abbrancandosi al primo venuto, per veder passare il signore che le piaceva tanto quanto le pareva sciupato.