C'era l'automobile fuori ad attenderli, rombante. Non mancava nulla al loro prestigio d'un attimo.
Vi salirono la giovane e l'amico, senza dir parola; non avevano ancora scambiato una parola dacchè eran comparsi. Un domestico moro chiuse lo sportello. Lo chauffeur lanciò la macchina con un balzo pel viale pulito e spazzato dalla pioggia fitta di più giorni.
E con la rapidità del lampo, cantando su tre toni dolci e petulanti, l'automobile scomparve in capo al viale, verso la pineta.
— Gente felice! — disse qualcuno.
— Non farti sentire da queste dame! — interruppe un altro. — Muoiono d'invidia e di morale.
— È finita; non si potrà venir più qui a passare un'ora. Io le ho fatto comprendere il mio risentimento; ho parlato forte, mi pare? — osservò donna Eufrasia.
— Come pattinava bene! — esclamò Lidia la bionda. — Era una delizia seguirla! Dove avrà imparato a pattinare così?
— Oh, ha imparato tante altre cose! — rimbeccò un giovanotto beffardo.
— Ma dove? — insistette Lidia.
— Quali cose? — incalzò Paolina.