— A Parigi, a Parigi! — concluse l'altro, rientrando e rimettendosi i pattini. — A Parigi s'impara tutto; ma non ci vada con la zia, o non imparerà nulla....
E rise.
— Ecco, incomincia lo scandalo! I giovani perdono la testa e fanno discorsi che non dovrebbero! — constatò donna Eufrasia.
— Quali discorsi? Ma se parlano di Parigi! — osservò una signora pacifica, la quale, perchè da trent'anni udiva parlar di Parigi e non riusciva mai ad andarvi, si sentiva commossa dalle voci d'un sogno lontano.
— Io, intanto, domani non vengo! — dichiarò solennemente donna Eufrasia. — Ho in custodia mia nipote, e queste son cose gravi.
Ma l'indomani fu un gran giorno. Il piccolo “skating„ rigurgitava di gente, e nel rettangolo e fuori, e tra i pattinatori e tra il pubblico era un'attesa inquieta. Le fanciulle l'avevan detto alle amiche, gli uomini agli uomini, le signore alle signore, e tutti aspettavano il ritorno.
Con quale abito sarebbe comparsa? Queste donne non indossano mai due volte lo stesso abito in una settimana, tanto più quando hanno un amico e un'automobile col moro. Era fin di stagione, principio d'autunno, temperatura variabile, quel periodo in cui si può vestire un abito leggerissimo o tapparsi in una pelliccia, a piacere, secondo il pretesto del momento.
Piero Sanna, il beffardo, aveva sparso la voce che la giovane avrebbe indossato un abito Direttorio, tagliato sul fianco in modo che si vedesse e non si vedesse una gamba.
— Ma si vede o non si vede? — chiese, strabuzzando gli occhi, il dottor Giulio Lastrelli, che aveva sessant'anni.
— La mamma ha un bel dire, ma io la trovo molto carina, — confessava Lidia a Paolina, correndo con lei sul pattinatoio e serrandola con un braccio intorno al busto. — Ha una cert'aria come a dire: “non ho bisogno di voi„, che mi piace.