— È morta! — ripeterono le ragazze desolate, sottovoce.
— E tu la dicevi felice! — mormorò Lidia a Paolina.
— Ma sicuro, ammogliato! — spiegava intanto donna Eufrasia. — Bastava guardarlo per capire. Non poteva più tenerla con sè, naturalmente. Queste cose durano fin che durano. E lei gli voleva bene, si vede, e si è avvelenata.... Cinque pastiglie.... Se ne sono accorti troppo tardi, e stamane all'alba è morta....
— È morta stamane all'alba, — ripetè con un sospiro Lidia la bionda.
— Si vedeva che c'era qualche cosa, — osservò Virginia gravemente. — Non si son mai detta una parola.
— È vero, — confermò Paolina. — Non pareva nemmeno che lui l'accompagnasse.
— Ma che cosa fanno qui tutte queste ragazze? — osservò una mamma, vedendo il gruppo delle fanciulle che ascoltavano a bocca aperta. — Andate a pattinare, su, andate via! Non si può neanche discorrere?
— Addio gambe! — mormorò Paolo Sanna, battendo con la mano su una spalla di Giulio.
E per dare il buon esempio, s'avviò a rimettersi i pattini. Le fanciulle lo seguirono; Lidia strinse ancora intorno al busto Paolina, e si lanciò con lei; Virginia volle pattinar da sola per pensare a quell'uomo ammogliato che faceva morir le amanti; Giulio sopraggiunse e riprese i suoi geroglifici; e gli altri tutti, uomini e donne e fanciulle, dietro, la testa bassa, gli occhi rivolti a terra.
Ma parecchi giovanotti uscirono per andare all'Hôtel de Russie a vedere non sapevano essi medesimi che cosa.