— Dunque, — riprese l'avvocato, — il conte mi ha incaricato di dirle....

Si fermò ancora; bisognava compiere l'incarico; del resto Elena ne avrebbe forse avuto piacere.

— E così? — domandò Elena con una voce in cui fremevano già l'impero e l'impazienza.

— Mi ha incaricato di dirle, — seguitò Pietro Quadrelli, — che egli non ha per lei nè amore, nè pietà; che quando ella avrà riacquistato la sua libertà, tutto sarà finito, e lei non lo vedrà più....

Elena fece un balzo, un balzo agile di tigre contro l'avvocato.

— Ha detto così? — esclamò con voce sibilante, stendendo le piccole mani che tremavano. — Lei non s'inganna?

— Come potrei ingannarmi?

Elena gli volse le spalle e passeggiò febbrilmente per la cella. Agli occhi dell'avvocato, era irriconoscibile; i suoi occhi cilestri scintillavano e i piccoli denti mordicchiavano le labbra sanguigne; un furore chiuso e gagliardo sembrava scuotere l'anima e il corpo sottile della giovane.

— Mi odia! — ella esclamò, quasi parlando con sè stessa. — Mi odia e mi disprezza; mi getta l'àncora, e poi mi scaccia. Non può essere così.

Si fermò, guardò l'avvocato, e come avesse avuto bisogno di lasciar traboccare la piena della sua passione, gli disse: