— Io sono stata infedele a mio marito. Non lo amavo. Era troppo buono. Spendevo pazzamente, per la mia vanità, ed egli era costretto a lavorare. È verissimo ch'egli ha lavorato; ha fatto uno studio sulle maioliche, che in Francia e in Inghilterra fu tradotto e pagato carissimo. Egli lavorava e mi adorava, e io non gli volevo bene. Un giorno gli sono stata infedele.... Egli mi sorprese mentre scrivevo; volle la lettera, mi colpì al viso, io ho perduta la testa, e ho sparato contro di lui.... Questa è la verità....
Aveva pronunziato quelle parole confusamente, in furia, con gli occhi accesi da un fuoco interno che illuminava tutto il volto. Proseguì rapidamente:
— Bisogna che lei mi faccia assolvere! Sono pentita: voglio essere buona. Egli non mi ama più.... Lo amo io, lo voglio io, mi ha vinta. Lo riprenderò; non saprà sfuggirmi....
Pietro Quadrelli lanciò involontariamente uno sguardo a quel corpo sottile di tigretta e indovinò le promesse di voluttà feroce ch'eran chiuse nella minaccia: “non saprà sfuggirmi!„
— Io lo amo, lo amo, lo amo! — proruppe Elena, coprendosi il volto con le mani e scoppiando in singhiozzi violenti. — So che mi disprezza, ma sarò tanto buona, striscerò ai suoi piedi, sarò la sua schiava. No, non saprà sfuggirmi, non mi lascerà morire!... Bisogna che lei, avvocato, mi faccia assolvere! Voglio mio marito ancora, perchè lo amo, e lo renderò felice....
L'avvocato Pietro Quadrelli si alzò e si avvicinò alla giovane:
— Non dubiti — disse. — La sua assoluzione è certa....
— Sì, non è vero? — esclamò Elena, scoprendo il viso inondato di lagrime e afferrando le mani dell'avvocato.
Questi si morse le labbra; a sentirsela così vicina, divorata da una fiamma di passione, egli ebbe la tentazione di serrarla tra le braccia, e chiuse un istante gli occhi per resistere. Ella parve comprendere, sciolse le mani, e disse con voce secca:
— La ringrazio; conto su di lei....