Egli era pentito della sua generosità. Perchè sobbarcarsi a un'impresa di quel genere? Perchè arrischiare d'imbattersi in un amico, il quale non avrebbe mai creduto all'innocenza d'un simile viaggio? E se, invece d'un amico, avesse trovato qualche cliente, di quei burberi moralisti che vedono il male, soltanto il male, sempre il male?

— Accidenti alle donne! — pensava Tullio. — Ma la signora Anna era disperata; avrebbe finito col darmi lei stessa l'incarico di portar via la marmotta. È stato meglio offrirsi.... E poi, si tratta d'un male tanto pericoloso. Febbre puerperale.... Già, io temo che non serva a nulla; ma non potevo mica dirlo a una madre.... Come spiattellarle che il viaggio sarà inutile, che sua figlia morirà lo stesso?... E se anche morisse, la signora Anna avrebbe la consolazione d'abbracciare Francesca un'ultima volta, di parlarle....

Lo scosse una risata d'Estella. La carrozza aveva traballato, passando sulle rotaie del tram, e più aveva traballato il bauletto....

— Lo dicevo io, — osservò la fanciulla. — Il baule se ne va! Non arriviamo alla stazione col cocchiere e col baule. O l'uno o l'altro lo lasciamo per istrada!

E scoppiò nuovamente a ridere. Lo Sciara s'irritò.

— Perchè ride? — egli chiese ruvidamente. — Mi meraviglio: sua cugina è ammalata, e lei non fa che ridere....

— Ha ragione, — rispose Estella abbassando gli occhi e mordendosi le labbra. — Mi dispiace molto per Francesca; ma guarirà, non ne dubiti! Deve avere un raffreddore....

— Un raffreddore! Che ne sa lei? — osservò Tullio.

— So che mia zia esagera sempre; quando uno s'ammala, deve morire; se non muore, si tratta d'un caso straordinario. Ragiona così, la zia.... Del resto, non sapeva come sbarazzarsi di me, e ha colto questa occasione.

— Lei è ingiusta e ingrata con sua zia! — dichiarò Tullio recisamente.