La carrozza ebbe un nuovo sobbalzo.
— Il cocchiere, il cocchiere! — gridò Estella ridendo. — Stavolta è il cocchiere che va a capitombolo!
Tullio non potè nascondere un sorriso.
— La prego, — disse poi. — A me non piace scherzare, e ho altre cose per la testa....
Infilate le mani nel manicotto, Estella si rannicchiò nel suo cantuccio, e non disse più parola; ma sulle labbra porpuree le andava errando un sorriso, e la fanciulla se le mordeva ad ogni trabalzo del legno per non prorompere in una risata schietta.
Lo Sciara, guardandola di tanto in tanto, s'accorse che il suo viso era tutto lievemente velato da una pelurie aurea appena percettibile, e notò le ciglia d'oro ipocritamente abbassate, i capelli d'oro che sfuggivano a ciocche ribelli di sotto al cappellino bigio.
Venne voglia di ridere anche a lui, vedendola così compunta, così studiosa di mostrarsi grave.
— Quant'è carina! — pensò.
Ma non sapendo come trattarla, temendone l'audacia irriflessiva, l'innocenza procace, la civetteria inconscia, aveva deciso di essere burbero per tenerla a distanza e impedirle di commettere sciocchezze. Non gli era mai avvenuto di osservarla da vicino e a lungo; l'aveva vista parecchie volte in casa della signora Arrigoni, presso la quale Estella fungeva da marmotta, e Tullio non se n'era mai occupato.
La grazia di lei gli pareva una rivelazione tutta nuova, e se ne sentiva impacciato più che sorpreso, non avendo pensato mai che la marmotta di casa Arrigoni era una giovinetta, e una giovinetta bella.