— Quanti bei libri! — ella gli disse, accennando al banco ov'eran disposti in ordine i volumi e i giornali.

— Sì, andiamo; non si tratta di questo, ora, — rispose Tullio frettolosamente.

— Ne ho comperato uno, perchè aveva una copertina così elegante! — seguitò Estella. — L'ho pagato una lira. È troppo?

E ciò dicendo. Estella gli porse il fascicolo. Tullio vi gettò un'occhiata.

— Mio Dio! — esclamò. — Che cosa le viene in mente? L'Almanach des cocottes!

E si mise il fascicolo in tasca, guatando Estella con un'occhiata irosa.

— Mi ascolti, — soggiunse, poco curandosi dell'espressione di stupore e di malcontento ch'era sul viso della giovinetta. — Ho trovato un amico, un seccatore. Gli ho detto che lei è mia nipote. Se quello sciocco ci raggiunge, bisogna che ci diamo del tu; io farò da zio, e lei mi chiamerà zio. Ha capito? Non mi chiami Sciara. Quello è un maligno, e potrebbe pensar male.... Io non imaginava che ci avrebbe seguiti in treno.... Speriamo che non ci veda; corra, corra....

Tutto questo era detto tra il frastuono della folla, dei fischi, tra il fumo delle vaporiere, mentre si spediva il baule e poi correndo lungo il binario per giungere al treno.... Estella rideva, e si volgeva ogni tanto a guardare se il facchino la seguiva con le valigie....

Non avrebbe mai sognato nulla di più divertente; l'avventura aveva del romanzesco; dar del tu allo Sciara, e fingersi sua nipote! Che complicazione! Se almeno quel seccatore li avesse raggiunti davvero, obbligandoli alla commedia! Ma chi era, ma dov'era? Come si poteva dargli nell'occhio?

— Qua, — disse Tullio. — Salga! E tu, fa presto, metti giù la roba; questa valigia nella rete; va, chiudi lo sportello.