Estella ne fu indignata: fissava stupefatta il Giuliani, fissava Tullio, il quale rideva a sua volta, trascinato dall'impeto allegro dell'amico; e il viso della fanciulla si coperse d'ombra, mentre le sopracciglia le si aggrottarono:
— Tu e lui, — disse allo Sciara, — siete d'accordo per prendervi beffe di me; ma io voglio il mio almanacco.
— Le assicuro, — rispose il Giuliani, asciugandosi gli occhi, — le assicuro, signorina, che nessuno si beffa di lei. Io non mi farei lecito simile contegno; ma si ride per il caso; il caso d'una signorina, che vuol leggere un almanacco in cui si parla di cavallucci di carta....
— Cavallucci, cavallucci! — ella borbottò. — Ma se sulla copertina c'era una donna in camicia?...
Il Giuliani ricominciò a ridere; ma il volto mortificato d'Estella e il broncio a cui s'erano raccolte le sue labbra lo persuasero a smettere. Dovette pensare alle più paurose vicende, a uno scontro ferroviario, a un'inondazione, alle ultime disgrazie lette nei giornali, per tornare serio; e finalmente vi riuscì.
— Che vita si fa a Bellagio? — egli disse per sviare la conversazione. — In questi mesi non dev'essere troppo piacevole il soggiorno.
Allora Estella raccontò la sua vita. Lei faceva la padrona di casa, perchè il babbo era medico e la mamma sua era morta da anni. Vigilava che tutto andasse bene, che l'appartamento fosse in ordine perfetto, che la colazione e il pranzo fossero in tavola all'ora stabilita, e così scorreva il giorno senz'avvedersene; e quando le rimaneva un po' di tempo, leggeva i libri che le aveva regalato il papà, certi vecchi libri, che ormai sapeva quasi a memoria. La primavera e l'estate erano molto divertenti, perchè arrivavano i forestieri, e lei aveva alcune amiche tra le villeggianti; ma in casa sua non veniva nessuno perchè suo padre non voleva impacciarsi di visite; e l'inverno e l'autunno, la povera Estella rimaneva tutta sola.
— Qualche volta, — proseguì, — la zia Anna viene a prendermi e mi conduce a Milano; ma non vado d'accordo con la zia; è troppo pedante; e dopo otto giorni ch'io sono da lei, io penso ad andarmene, e lei pensa a sbarazzarsi di me....
Stette un momento in silenzio, poi, rammentando la sua parte, si volse a Tullio, e aggiunse con perfetta sicurezza:
— Per ciò, zietto, quando vieni tu a trovarci è una gran festa; non è vero? Lo zio mi porta sempre molti regali, molta roba bella di Milano, e io gli voglio un gran bene. Non pei regali, s'intende, ma pel suo garbo, perchè ci tiene compagnia, e sa fare certe conversazioni interessanti con papà....