Tullio era scandalizzato. Ascoltava il racconto, dissimulando a fatica la maraviglia per la fantasia della giovinetta, la quale descriveva minutamente la vita con quello zio da commedia e inventava espressioni di squisita tenerezza per lui. Egli pensava intanto che a Bellagio non aveva messo piede da almeno dieci anni e non sapeva neppure dove stesse di casa sua nipote.

Ma Estella insisteva con una volubilità d'imagini, con una padronanza dell'argomento, con tal verosimiglianza di aneddoti e di particolari, che Ernesto Giuliani fu tutto preso dal quadro di quella semplice vita di famiglia, e non potè celare il suo entusiasmo.

— Hai un tesoro, — disse a Tullio, — un tesoro in tua nipote! Tienla cara; ti vuol tanto bene!

— Che bestia! — pensò Tullio.

E rispose ad alta voce:

— Ma sì, ne sono orgoglioso.... Del resto, hai udito: io sono gentile, io le porto i regali.... Faccio quel che posso, insomma....

Estella non battè ciglia, e la sua bocca non ebbe il minimo fremito di riso; forse ella cominciava davvero a credere d'essere nipote di Tullio Sciara....

Quando il treno rallentò, entrando nella stazione di Como, Ernesto Giuliani ripetè alla giovinetta la sua ammirazione, e di nuovo la raccomandò all'affetto dello zio. Estella accolse le lodi con modestia, a occhi bassi, ma sicura e tranquilla.

V.

Il vetturale al quale Tullio aveva dato ordine di condurli all'imbarco del battello, osservò che non v'erano battelli in partenza a quell'ora. Tullio rimbeccò che v'era un battello diretto a Bellagio. Il vetturale gli rispose sorridendo che la corsa era “facoltativa„, e che quel giorno, non essendovi mercati, la corsa non si effettuava. Tullio sfogliò l'orario, guardò, rilevò l'errore commesso.