Ne fu sbalordito e spaventato.

— Non c'è il battello, — egli disse alla ragazza con voce tremante. — Come fare? Bisogna passar la notte insieme.

— Meglio, — rispose Estella, ridendo. — Andremo a teatro!

— Che teatro, che teatro! — esclamò Tullio sbuffando. — Io la condurrò in un albergo, e quanto a me, dormirò in un altro....

Estella giunse le mani con atto di repentino terrore.

— No, — disse, — per carità, non mi abbandoni!...

Non voleva: aveva paura di rimanere sola all'albergo; che cosa avrebbero pensato di lei? come avrebbe potuto dormire? chiudersi a chiave, stava bene; ma chi assicurava che nella camera attigua non vi fosse un ladro? Sarebbe morta per l'orrore soltanto a pensarvi....

Ella s'era tutta sbiancata in volto, e tremava davvero in tal modo, che Tullio non potè nemmen tentare di persuaderla, non si sarebbe mai detto fosse la medesima, che poco prima rappresentava la commedia con sì astuta perizia.

Lo Sciara non insistette; salì in carrozza, diede l'indirizzo dell'albergo, e si rassegnò, mentre Estella racconsolata rideva, gli stringeva le mani in un impeto di gratitudine.

All'albergo offersero dapprima una camera con letto matrimoniale, poi due camere comunicanti. Tullio dovette dire che la ragazza era sua nipote, e chiedere due camere contigue, ma separate; e volgendosi, s'accorse che il viso d'Estella, alle prime offerte del direttore dell'albergo, s'era fatto di porpora.